Finisce anche l’avventura di Alex Zingerle

Chissà cosa avrà avuto dentro Alex Zingerle il 16 dicembre del 2012 quando mise i bastoncini fuori dal cancelletto di partenza della Gran Risa, il mitico gigante di Alta Badia. La pista di casa, lui badiota proprio di La Villa, o come si dice in ladino La Ia. La Gran Risa, il pendio per eccellenza del gigante in Italia e con il Chuenisbärgli di Adelboden del pianeta. Chissà quante emozioni, pensieri, sogni, anche perchè per Alex era proprio il giorno dell’esordio in Coppa del Mondo. E il destino ha voluto che fosse sul pendio leggendario di casa, quello che ha sempre sognato fin dalle prime curve con gli sci. Zingerle, classe ’92, ha detto basta. Fine delle trasmissioni anche per lui. Un cammino tradizionale il suo. Ottimi risultati in Comitato Alto Adige, l’ingresso in nazionale junior e il percorso verso l’alto livello. Ha fatto parte di quel discusso progetto azzurro C&B che ha spezzato sogni e cancellato carriere di tanti giovani, ma lui in quegli anni si era distinto, messo comunque in mostra. Una medaglia d’argento ai Mondiali junior in Canada, un sigillo che è parso come giustificazione di un team convincente, ma che invece era solo un risultato semplicemente personale, insomma l’eccezione che conferma la regola come si dice. «Due medaglie iridate junior, prima nel team event a Roccaraso poi nella stagione 2012-2013 a Mont St. Anne fra le porte larghe, un argento che non scorderò mai», ci dice Alex. Il viaggio di Zingerle è continuato secondo tutti i crismi e le regole. Un po’ come lui. Riservato, un tipo istituzionale, un ragazzo regolare, difficilmente fuori dalle righe. Anche se l’ironia, a dire la verità, non è mai mancata al più grande dei fratelli Zingerle (Hannes ha tre anni di meno e gareggia in Coppa del Mondo). 

Alex Zingerle in azione griffato Fiamme Gialle

Dopo l’exploit iridato Alex viene promosso in Coppa del Mondo. Intanto in Coppa Europa risultati convincenti; saranno poi dieci le top ten nel circuito continentale durante la sua carriera. Una stagione subito positiva nella massima serie. Nel 2013-2014 diciottesimo in Val d’Isere, diciannovesimo a Kranjska Gora: due top 20 su pendii esigenti, a dimostrazione del valore tecnico che il ladino è capace di esprimere. Poi il fato volta la faccia la giovanotto badiota. E si, prima di Sölden un infortunio lo tiene lontano dalle gare tutta la stagione. Quando rientra Alex non riesce a ritrovare le giuste sensazioni, il feeling idoneo per continuare a lasciare il segno in Coppa del Mondo. «Sono passato dall’entusiasmo di due qualifiche alla difficoltà di ritornare ad essere competitivo. Con le medaglie iridate giovanili, ecco altri due grandi risultati. Poi invece, dopo l’infortunio, mi sono sentito un po’ solo, molto meno considerato». Così per Alex l’avventura inizia a complicarsi. Momenti in cui torna ad alzare la voce in Coppa Europa, altri invece fatti di esclusioni e incomprensioni. Gli ultimi tre anni con le Fiamme Gialle, che non smette mai di ringraziare. «Il gruppo sportivo della Finanza è stato davvero un’occasione significativa per rimanere nel giro dell’agonismo che conta. Tutti devo ringraziare, in particolare gli ultimi miei coach ossia Cristian Deville e Roberto Griot. Mi hanno fatto sentire importante, hanno creduto in me». Nell’avventura di Alex la famiglia e la fidanzata Caroline hanno avuto un ruolo fondamentale. Un’avventura che oggi termina, ma la scelta Alex l’ha fatta senza rimpianti e subito è pronto a guardare avanti. »Adesso il corso di soccorso alpino della Finanza e poi la selezione per il master istruttori nazionali di sci». Ecco, Alex, a proposito di rimanere in tema di agonismo… 

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