Emozionata, incerta, convinta: i tanti volti di Goggia

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E’ arrivata in Cina Sofia Goggia. Da una medaglia solo da mettere al collo, congelata, opzionata, tendenzialmente sicura, ora eccoci in Cina ad incrociare le dita per vederla al via con qualche possibilità concreta di primeggiare nella libera a cinque cerchi. Abbiamo incontrato Sofi a Yanqing ai piedi della pista di allenamento, davanti al team hospitality.  La bergamasca si appoggia sui bastoni. Faccia tirata. Poi sorride. Quindi riflette. Ride. Si fa seria. Di tutto, di più: come quello che ha dentro. Una miscela di emozioni, di sensazioni, anche di paure e speranze. «Dopo quattro giorni avevo perso il tono muscolare, ora piano piano sento la gamba più piena. Sono giorni intensi perché oltre agli esercizi dedicati alla riabilitazione e al rafforzamento, devo anche recuperare le giornate perse sugli sci. Recuperare feeling e confidenza. A dire la verità non mi sono trovata male nei primi giri con gli sci, a prevedere in realtà la mia condizione nei prossimi giorni è un altro discorso». Lo capisci, lo comprendi, lo senti che la campionessa orobica farebbe carte false per essere al cancelletto di partenza della discesa olimpica con la condizione che aveva prima della sventurata caduta di Cortina. Lo percepisci da queste altalenanti smorfie e dalla linee del viso, dal tono della voce che cambia, da come ti guarda in faccia dritto negli occhi o come guarda in basso giocando con il bastone sul gancio dello scarpone. «Farà il possibile, ma vivo alla giornata. Vedo come viene, non posso fare altrimenti. Non mi aspetto nulla, chiaro ci metto tutto quello che ho per essere la più competitiva possibile». Trattiene le lacrime Sofi. «Il carico emotivo è davvero alto…», afferma.

Rulfi e Goggia ©Pez-Raceskimagazine.ir

Sempre insieme a Gianluca Rulfi, il suo fedele coach, che attentamente l’ha seguita durante il primo allenamento sulle nevi di Yanqing. Qualche giro di gigante e un po’ di superG saltando le prime porte più ripide. «E’ presto fare delle valutazioni, ma vederla comunque sugli sci e anche dopo questo lungo viaggio dall’Italia è già un piccolo segnale positivo. Vedremo», sostiene il tecnico cuneese ma genovese d’adozione. Poche parole per ‘Re Mida’, che spera. Spera come tutti noi. Dopo l’assenza alla rassegna iridata di Cortina l’anno scorso sempre a causa  di un infortunio, sarebbe triste non vederla protagonista anche a Beijing 2022. Sofi si allaccia gli scarponi, mette gli sci, si chiude la mantella e raggiunge la seggiovia. C’è necessita di macinare chilometri sulla neve. Si gira prima  di lasciarci. «Per fortuna una medaglia d’oro a casa c’è già». Ritorna il sorriso sul volto di Sofia, prima segnato dalla preoccupazione e dall’emozione del momento. Dai, forza Sofi…

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