Elena Curtoni: «Oggi ho trovato le stesse linee dei miei disegni»

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Un po’ se lo sentiva, lo voleva fortemente, ma in fondo non ci pensava. La forza di Elena Curtoni in questo momento è la serenità, quella maturità come atleta di non focalizzare tutto sul risultato, ma sulla prestazione. E oggi il risultato è arrivato: prima nel superG di Cortina. 

«Il mio mantra è qui e ora. Penso alla mia sciata e poi il tempo arriva: è questo il mio approccio, credo il giusto approccio per me in questo momento. Lo vedo anche in allenamento dove ho la fortuna di avere a fianco le più forti atlete al mondo: se mi concentro solo su come sto sciando, alla fine la prestazione c’è. Se guardo invece solo al risultato, c’è il rischio di voler strafare, di andare fuori giri e alla fine di sbagliare».

Varrà anche per Pechino?
«Non si direbbe, ma è la mia prima Olimpiade a trent’anni. Un po’ di emozione ci sarà ovviamente, sono fiera di aver raggiunto questo traguardo e anche consapevole che posso giocarmi qualcosa di bello, ma non voglio crearmi pressioni, perché possono giocare brutti scherzi: anche lì cercherò di pensare solo a sciare, la cosa che mi sta venendo meglio in questo momento».

E oggi è arrivata la vittoria.
«Sono soddisfatta perché ce l’avevo nelle corde. La pista l’ho studiata a fondo, in pratica è come l’avessi fatta a piedi. Sapevo ogni passaggio a memoria. C’è sempre un continuo passaggio dalla luce all’ombra, e poi quest’anno era molto mosso, dovevi fidarti della tua linea».

©Gabriele Facciotti/Pentaphoto

La stessa dei tuoi disegni…
«Non ho ancora capito se derivi anche dalla mia vena artistica, dai miei disegni, ma sulla pista vedo subito le linee che voglio fare. Oggi ho pensato un po’ a me stessa come artista, per trovare la linea giusta in certi passaggi. Mi sono fidata di quello. Quale sarà il prossimo primo disegno che farò? Sicuramente coloratissimo».

Anche se oggi un pezzo di linea sbagliata c’era.
«Vero, quella lunga l’ho voluta tagliare un po’ troppo, per la troppa voglia di arrivare veloce. Ma alla fine sono comunque riuscita a tenere giù il piede. È bastato, senza quell’errore potevo essere davanti anche meglio di 8 centesimi».

Sì, ma ne basta uno…
«Vero, basta vedere la luce verde».

Hai parlato con Sofia?
«Non ho visto la sua caduta, cerco sempre di girarmi da un’altra parte quando vedo una caduta, soprattutto se è quella di una compagna di squadra. È sempre brutto: su questo sono molto sensibile. Le ho parlato, speriamo possa essere nulla di grave, ma è chiaro che lascia un po’ di amaro in bocca. Ma questo è il mio giorno, devo essere felice di quello che sono riuscita a fare, anche se un po’ il pensiero va a lei».

Adesso Kronplatz o Garmisch?
«Stacco qualche giorno e non farò il gigante, ma solo Garmisch. Ho bei ricordi lì».

E poi Pechino.
«Già, e poi si parte».

©Alain Grosclaude/Agence Zoom

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