Courchevel-Méribel, è qui la festa

COURCHEVEL-MÉRIBEL – Si torna a respirare aria di Mondiali veri, intesi come grande festa dello sci, momento di aggregazione e spettacolo. Aspetti che purtroppo nell’ultima edizione di Cortina d’Ampezzo, nel 2021, sono stati fortemente limitati per colpa della pandemia e di norme che inevitabilmente dovevano essere stringenti per tutti: pubblico, atleti, staff e addetti ai lavori. Non che il covid sia completamente sparito dai radar, ma quanto meno ora si parla di normalità, un po’ come nelle varie tappe di Coppa del Mondo fin qui disputate. E allora siamo certi che anche la rassegna iridata, biennale per quasi tutte le discipline della neve (solo nel biathlon sono annuali…), sarà di nuovo di quelle affascinanti e da ricordare. Non magari come ad Åre nel 2019, edizione sottotono, ma come per esempio Sankt Moritz nel 2017, senza andare troppo indietro. Basta sfogliare il programma degli eventi collaterali per capire che la Francia ha preparato due settimane adrenaliniche: esibizioni, fiaccolate dei maestri, fuochi d’artificio a ripetizione per farsi conoscere al mondo, se mai ce ne fosse ancora bisogno. I Mondiali 2023 trovano infatti casa in due località glamour, Courchevel e Méribel, mete abituali per sciatori e turisti amanti del lusso sfrenato e delle feste esclusive. Sulle piste e nei locali. «Da sei anni lavoriamo per rendere questo momento storico e raro in Francia; un momento di condivisione e di scoperta» racconta Perrine Pelen, oggi direttrice generale del comitato organizzatore, un tempo sciatrice francese capace anche di vincere il titolo iridato nello slalom di Bormio (1985) e di tre medaglie olimpiche. 

In un clima che si preannuncia caloroso, i soliti grandi protagonisti della Coppa del Mondo si ritrovano per due settimane di sfide pesanti. Che mettono in palio medaglie e in cui gli errori non sono ammessi: gare da all-in, nervi saldi e sangue freddo, un po’ come alle Olimpiadi. Gara secca, o tutto o niente. Oro, argento e bronzo lasciano un bel segno nella carriera di un atleta, anche se molti preferiscono pettorale rosso e coppetta a fine stagione, a premiare più la costanza che la prestazione di un singolo giorno. Uomini a Courchevel, a casa di Alexis Pinturault, donne a Méribel, due valli affiancate, ma collegate sci ai piedi, teatro anche di alcune prove dei Giochi Olimpici di Albertville 1992. Se il pendio de Le Roc de Fer è celebre per aver ospitato già parecchie gare di alto livello, l’Éclipse è tutta nuova e costruita appositamente per la rassegna iridata. Un lungo lavoro, fatto di sopralluoghi della Fis, tecnici, ingegneri e addetti ai lavori che avevamo seguito anche noi agli inizi, quando Éclipse era solo un progetto sulla carta e nulla più. Negli anni ha preso forma ed è stata mostrata al mondo durante le Finali dello scorso anno. Salti e curve, zone di luce e ombra, ripidi muri, i commenti dei principali atleti, incluso un certo Marco Odermatt che non ha ancora vinto una medaglia ai mondiali dei grandi. Potrebbe far sorridere, invece statistiche alla mano, questa è la verità. Perché il nuovo fenomeno è esploso di recente, se ci pensate: nel 2019, in Svezia, era agli inizi della sua parabola, a Cortina d’Ampezzo, due anni dopo, aveva accarezzato il bronzo con il quarto posto in discesa. Ora la musica è cambiata, eccome se è cambiata. 

La storia ci riporta indietro di qualche stagione, a quel febbraio del 2018 quando questo svizzerotto tornò a casa da Davos (sede dei Mondiali Juniores) con quattro ori in altrettante gare alle quali partecipò. Certo, imitare quella straordinaria rassegna non è cosa semplice, anche perché gli avversari ci sono e sono agguerriti, ma per certo è atteso a una straordinaria edizione. Un po’ come Mikaela Shiffrin in ambito femminile, che si è ritrovata a tutto tondo, ha scacciato via i fantasmi dell’ultimo periodo ed è ormai tornata quella ragazza delle stagioni migliori. Ancora più matura, determinata e con una sciata invidiabile da molte, sul ghiaccio e nelle vasche. Vederla in azione è sempre uno spettacolo, sei gli ori iridati già vinti anche se al collo le manca quello del gigante. 

L’Italia ha un poker di regine invidiate dal mondo, lo sguardo dei tifosi (e degli addetti ai lavori) sarà per lo più rivolto a Méribel, dove proveranno a lasciare ancora una volta il segno Sofia Goggia, Federica Brignone, Marta Bassino ed Elena Curtoni. In questo momento non è certo periodo facile per il settore maschile, i nomi azzurri su cui puntare ci sono ed è lecito sognare in grande anche con Dominik Paris, Luca De Aliprandini, Alex Vinatzer e Mattia Casse. Ma si sa, le gare iridate sono sempre molto particolari, pronte a far emergere giovani e outsider, a confermare grandi campioni, a rispolverare qualche veterano non più di primo pelo. Saranno due settimane di sci e spettacolo, per tornare a respirare la vera atmosfera del grande evento. Ce n’è bisogno, solo un anno fa eravamo a fare slalom tra i protocolli di Pechino 2022. 

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