College americani, fascino e curiosità. Ma come si fa a partire?

DI LUCIA GALLI – Sciare un anno all’estero, nei circuiti dei college universitari americani o nelle gare Nor-Am, continuando a studiare. O viceversa, studiare un anno oltreoceano, senza appendere gli sci al chiodo, anzi magari migliorando pure il ranking: da qualunque prospettiva la si guardi un‘esperienza fra Nord America e Canada è già una medaglia a due facce. La scelta del 25enne Francesco Gori, atleta di livello nazionale ed internazionale, è solo uno degli esempi di azzurri che hanno deciso di migrare. Anche altri big dello sci alpino hanno preso questa decisione, da Giulio Bosca che, dopo un master nel 2017, è tornato a militare in coppa del Mondo, prima di passare ai microfoni Rai, come commentatore. La molla che fa scattare la partenza è molteplice: parte chi, messo fuori squadra o non ancora “esploso” ai massimi livelli, vuole continuare a sciare ad alto livello, senza trascurare un proprio futuro professionale extra sci. Parte anche chi, indipendentemente che sia nato in città o in montagna, non veda il suo futuro prossimo in modo lineare e solo in montagna.

Continuare a sciare, magari facendo anche l’allenatore oltreoceano è comunque un plus da rivendersi poi tornato in Italia, con il bonus di non dover trascurare gli studi. E allora come si fa a partire? Come avvengono le selezioni? La prima cosa da tenere in conto sono ovviamente i costi: imbarcare sci e libri per l’America non è una operazione low cost, va detto. A seconda dell’ateneo e del college, i costi annuali (due semestri) variano dalle 35 mila alle 60 mila euro, una retta ben più alta di ogni università italiana, anche la più prestigiosa. Il percorso di studi dura 4 anni o 3. Il nuovo mondo, però, si sa, è, a differenza dell’Italia, il Paese della meritocrazia, così si può provare ad ottenere una borsa di studio, o scholarship, con cui coprire i costi delle tasse universitarie. Le borse di studio possono, poi, essere parziali o totali e modulate sia sui meriti sportivi sia scolastici. La borsa di studio per meriti sportivi si ottiene di solito solitamente con punteggi intorno ai 23-30 punti Fis. Con due discipline sotto a questo livello, la borsa di studio è solitamente “full”, quindi copre totalmente le spese universitarie, ma ovviamente vige anche la regola del “first come, first seat”, e cioè che non ci sono borse per tutti e che quindi chi primo arriva meglio si accomoda. Si può entrare con meno di 50 punti in quasi tutti i college, in quel caso la borsa di studio non sarà per meriti sportivi, ma solo studentesca.

Bisogna avere un certo rendimento universitario per rimanere in squadra, ma il limite è molto tollerante, quindi per uno studente europeo, non è quasi mai un problema. I college americani, per esempio, si dividono in Division 1 e 2 a seconda del tipo di erogazione della borsa di studi. C’è anche una Ddivision 3 che ha solitamente meno risorse da allocare alle borse di studio e per lo sci offre un livello agonistico un poco più basso soprattutto degli standard europei. College di tutte le division si trovano sia ad ovest, sia a est del Paese. I primi gravitano fra Alaska, Colorado, Montana, Nevada e Utah; i secondi fra Vermont, Indiana, Maine o New Hampshire o nel Massachusetts, compreso Harvard. Bisogna poi ricordare che lo sci in nord America resta una disciplina di nicchia, quindi, avere un buon ranking Fis, è già un ottimo biglietto da visita per entrare in un college. La concorrenza è meno alta rispetto a chi vuole entrare in un college per poi giocare, per esempio a football o in altre discipline molto più popolari.

Per contro poi, militare nella più piccola famiglia della squadra di sci alpino di un college significa avere a disposizione le stesse strutture sportive di atleti universitari di grandi sport americani. Palestre, attrezzi e campi di allenamento (fermo restando che lo sci si pratica ovviamente in trasferta, all’aperto e sui monti) sono gli stessi e di altro livello. Le trasferte poi sono sempre pagate, mentre restano a carico dello studente vitto e alloggio, spesso in appartamenti condivisi dove si cementa ancor meglio lo spirito di squadra e di famiglia anche in chi pratichi uno sport individuale come lo sci alpino. A carico dello studente, nel caso dello sci è anche l’attrezzatura, per quanto ogni college sia solitamente in grado di offrire convenzioni e un certo mercato interno, seppure a livello embrionale. Detto delle spese, il primo passo da fare è quello di entrare sul web e con pazienza cominciare a surfare sui siti dei vari college universitari, delineando una lista di desiderata per quanto riguarda sia il corso di studi sia la zona. Va ricordato che in Usa non è necessario dichiarare in cosa ci si intende laureare, fino all’inizio del terzo anno per cui si possono frequentare classi sia di finanza, comunicazione o biologia e poi decidere in base alle proprie inclinazioni, strutturando solo la parte finale del proprio percorso di studi. La cosa migliore per iniziare l’iter di application è scrivere direttamente al dipartimento sportivo delle università.

È in quel modo che può avvenire una prima forma di utilissimo orientamento in cui l’aspirante studente sciatore può raccontare dei suoi titoli sportivi, del suo livello in base al ranking, oltre alle sue ambizioni accademiche. Dopo che si sarà stabilito un contatto, ogni studente deve superare un corposo test di ingresso. C’è il Sat – Scholastic Assesment Test che costa circa 55 dollari, dura 3 ore e verte, con domande a risposta multipla ed aperta, su materie come matematica, comprensione del testo, scrittura e inglese.  L’Act –  American college test, costa circa 60 dollari, dura 2 ore e 55 minuti o 3 ore e mezza con l’aggiunta di un elaborato scritto, detto essay. Si tratta di due test standard che sostanzialmente si equivalgono e vanno superati per entrare in qualunque università americana. Se già si studia in un ateneo in Italia e si vuole andare come transfer student per un periodo limitato di tempo, non si deve fare il test, ma contano i voti universitari per ricevere una scholarship accademica. Anche il voto di maturità può contare per una prima scrematura, ma conta di più l’esito del test Sat/Act.

Per chi voglia, invece, provare gia dalle superiori a fare il classico anno di scambio con una high school statunitense, la cosa migliore è consultare la scuola di origine e poi affidarsi ad una delle associazioni (Ef.edu, Go Overseas) che di solito si curano di gestire sia i test di ingresso, sia l’approdo allo ski team locale, oltre alla ricerca della sistemazione che più spesso, in caso di minori, avviene presso famiglie locali.

La storia completa di Francesco Gori, con le esperienze vissute e le opportunità, la trovate sul numero di ottobre di Race ski magazine, appena entrato in distribuzione. 

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