Max Carca ©Gabriele Pezzaglia

Max Carca è un tipo di poche parole ma chiare, secche, uno insomma che va subito al sodo senza tante giravolte. Il quarantatreenne capo allenatore azzurro è deluso al termine dello slalom di Santa Caterina Valfurva. Alle 17 è ancora con gli scarponi e gli sci, in quanto è salito a visionare il pendio dove domani slalomisti e gigantisti si alleneranno in vista di Adelboden.

PAROLA AL CAPO COACH – Ci fermiamo con Max in skiroom. Si leva gli scarponi, si siede, ci dice serenamente e convinto di quello che pensa: «Mi aspettavo una grande prestazione oggi, invece niente di tutto questo. Ma non è sfortuna, io non ci credo alla sfortuna. Innerhofer? In prova ha stretto troppo la linea, in gara ancora di più ed è successo quello che è successo. Ma Christof è tornato competitivo, questo è un dato di fatto. Ma torniamo allo slalom. Stesso discorso vale per Giuliano Razzoli: sta sciando fortissimo ma sbaglia. Non è in forma come in autunno, forse abbiamo sbagliato i carichi di lavoro atletici, poi da aggiungere c’è il problema al ginocchio infiammato. Ma se Razzo perde spesso, come anche altri, nel finale, un motivo ci sarà. Ha usato uno sci nuovo e lui stesso ha detto che è un attrezzo esigente e che al minimo sbaglio si paga subito dazio. Quindi un problema atletico ci può essere. Nel complesso bisogna, a mio giudizio, lavorare di più e lavorare meglio. Qualità si, ma anche quantità»

NUOVA METODOLOGIA – Ancora Carca con la solita schiettezza che fa onore a chi capisce che si deve cambiare qualcosa per primeggiare in Coppa del Mondo, e forte dei successi conseguiti in tanti anni con gli azzurri, dell’esperienza canadese e del rapporto costante che ha con le altre scuole tecniche : «Dobbiamo prendere esempio anche dalle squadre straniere. Loro non hanno la paranoia di volersi allenare nella perfezione, sul liscio, ripido, barrato, ma anzi, nell’imprevisto e nella precarietà. Trovano la forza di migliorarsi e in gara sono di conseguenza più sicuri. A volte penso cosa capirebbe un tecnico straniero quando sente parlare la scuola italiana di ‘curva’…Mi sa che loro le curve non sanno nemmeno cosa sono… Stiamo cambiando metodologia del lavoro, siamo partiti in primavera ma ho un contratto triennale ed è questo il mio compito. La squadra nazionale deve dare le linee sugli sci e nel lavoro a secco, poi se un atleta si vuol far aiutare ben venga, ma la linea deve essere quella tracciata da noi. Stefano Gross? In certe condizioni è da podio, da vittoria. Attenzione, mi aspetto grande cose da lui già da domenica. Ma oggi bisogna andare forte in ogni pista e in ogni condizione se si pratica una disciplina sola. Comunque per il futuro sono solo loro Razzo e Sabo i nostri specialisti dello slalom, poi sarà da costruire una squadra su due discipline tecniche anche perchè qualche giovane si sta mettendo in mostra, vedi i Sala, Maurberger, e poi ci sono i Nani, De Aliprandini, Borsotti, Tonetti, Moelgg e Ballerin che fanno già due specialità».