Brignone e il trionfo macigno

In Austria a Lienz il quarto trionfo in gigante per l'azzurra

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Federica Brignone @Agence Zoom

Una vittoria pesante, di quelle che contano, davvero importante per Federica Brignone. Ventesimo podio, sedicesimo in gigante, anzi ventunesimo in totale perché c’è anche quello di vice campionessa iridata fra le porte larghe 2011 da contare. Sesta vittoria, quarta in gigante. Ma questo successo è il più pesante, quello che porta dentro tanti significati. Lo capisci dalle sue dichiarazioni a caldo a fine gara: «Sono semplicemente commossa, non mi aspettavo di vincere oggi. E’ stata dura, devo ringraziare tante persone. Tecnici, dottori, fisioterapisti, mio fratello Davide, insomma la lista è lunga e non posso fare i nomi perché ci metterei troppo tempo…». Pesante questo successo di Lienz. Federica aveva bisogno di un successo per dimostrare ancora il suo valore, per far capire che rimane sempre e comunque un punto di riferimento. Anche se l’eterna e bella Manuela Moelgg ha fatto tre podi consecutivi, anche se la solida e spavalda Sofia Goggia ne ha centrati due in superG. Anche se l’esperta Irene Curtoni si è affacciata di nuovo nella top 3. E lei fino a ieri zero. E allora, è come se quella faccia serena e quasi inconsapevole sul podio mentre cantava l’inno di Mameli, nascondesse dentro un senso immenso di appagamento. Fede è una delle interpreti più forti del gigante al mondo. Grande gigantista, forse ancora sulla via della consacrazione, che passa attraverso un’autostima totale, verso soprattutto quella regolarità e continuità di prestazioni che ti fanno passare da campionessa a fuoriclasse, da brava atleta a leggenda. In questi mesi ha lavorato sodo per la riabilitazione dopo l’infortunio capitato in Argentina. Si, infortunio. Noi lo abbiamo sempre chiamato così. Non lei in prima battuta, come per paura di non ammettere a se stessa e all’opinione pubblica che doveva fermarsi e curarsi bene. Mentre Gianluca Rulfi ripeteva: «Tornerà sul podio, tornerà a vincere. Ma deve fermarsi e curarsi senza avere fretta».

Brignone esulta con Rebensburg e Shiffrin sul podio ©Agence Zoom

Federica, forse un po’ alle prese con l’ansia del fututo imminente, voleva come se non fosse accaduto nulla, solo un piccolo disguido. Invece la valdostana di La Salle, milanese di nascita e dal sangue anche ligure, ragionando, ha poi capito che doveva stare tranquilla e occuparsi nel migliore dei modi del suo fisico. E’ tornata a gareggiare saltando i primi appuntamenti, ha sfiorato il podio. Ha visto la sua compagna/rivale Sofia Goggia salirci due volte. Parliamoci chiaro. Lo sci non è il ciclismo, il calcio, la pallavolo, la pallacanestro. E’ sport singolo. Mors tua, vita mea. Ridicolo che dentro, che sotto sotto, una faccia il tifo per l’altra fino a esultare di un podio e di una vittoria. Ma è giusto così. Detto questo, tanto per chiarirci e non sfociare come fanno in tanti in romanticismi inutili, Federica Brignone ha stretto i denti forte di una motivazione strabiliante. In Austria ha colto una vittoria pesante. Un trionfo macigno, anche perchè dimostra che Federica ha ancora un margine pazzesco. il coach Gianluca Rulfi ci fa sapere: «E’ cresciuta, deve ancora avere più il senso di sapersi gestire. Ma questa ripartenza così sfavillante lo ha già dimostrato. Ora può fare sempre meglio». Federica ha un margine non solo tecnico: se matura in lei quel sapersi gestire e quell’equilibrio, potrà non solo ripetersi, ma trionfare con regolarità e diventare fra le azzurre più forti della storia dello sci rosa.

Federica Brignone ©Agence Zoom

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