Marta Bassino torna in Coppa del Mondo, dopo la stagione di stop forzato a causa dell’infortunio. È passato un anno da quel terribile giorno in Val Senales. La cuneese si stava allenando in Val Senales, una scivolata è costata la stagione: frattura laterale del piatto tibiale della gamba sinistra e addio ai sogni olimpici.
Marta, come stai innanzitutto?
«Adesso sto bene. Il ginocchio sta andando benissimo e ho ritrovato un buon feeling sugli sci, soprattutto per quanto riguarda la condizione fisica. Il ginocchio ha collaborato, anche se è stato necessario qualche adattamento, com’è normale dopo un infortunio del genere. Negli ultimi giorni ho fatto un po’ più di fatica, ma nel complesso le sensazioni sono buone».
Sono passati dieci anni dal tuo primo podio a Sölden.
«Ci pensavo proprio l’altro giorno: il 22 ottobre di dieci anni fa arrivava il mio primo podio in Coppa del Mondo, mentre il 23 dello scorso anno mi infortunavo. È una ricorrenza bella e brutta allo stesso tempo. Se guardo indietro, mi sembra passato tantissimo tempo: mi rivedo piccolissima, mentre oggi mi sento molto più matura e consapevole. Dieci anni sono tanti, soprattutto per tutte le esperienze che ho vissuto nel frattempo. Mi hanno fatto crescere e mi hanno portata a essere la persona e l’atleta che sono oggi».
Domani tornerai su una pista che conosci molto bene, ma dopo un anno lontana dalle gare. Che cosa ti aspetti da questo rientro?
«Ho tante belle sensazioni, ma domani cercherò di ripartire dalle esperienze del passato. So che mi manca ancora un bel pezzo di lavoro ed è proprio per questo che fino all’ultimo ero indecisa se gareggiare oppure no. Mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena, considerando che abbiamo ancora un mese prima di entrare nel vivo della stagione, con Killington, Mont Tremblant».
Alla fine?
«Con Gianluca e Thierry (Rulfi e Marguerettaz, ndr) abbiamo deciso di esserci per rompere il ghiaccio e rientrare nel mondo delle gare. Dopo un anno fuori, almeno per me, è come esserne completamente uscita. Tornare a vivere l’atmosfera della competizione mi farà sicuramente bene».
Che cosa ti ha insegnato questo infortunio?
«Sicuramente ad avere tantissima pazienza, a rispettare i tempi dettati dal ginocchio e a procedere un passo alla volta. È stato un percorso nuovo, fatto di tante piccole tappe. In Argentina ci sono stati giorni in cui ho dovuto affrontare condizioni nelle quali mi sentivo meno sicura, per esempio con il maltempo. Sono contenta del percorso che ho fatto, perché mi ha aiutata a crescere e maturare, permettendomi di guardare le cose da una prospettiva diversa».
Di recente sei tornata ad allenarti in Val Senales. È stato difficile ritrovarti in quel contesto?
«Devo dire che quei giorni li ho patiti abbastanza. Eravamo in Val Senales proprio nello stesso periodo in cui, l’anno scorso, mi stavo preparando prima dell’infortunio. Quel posto mi ha riportato alla mente tante cose. Non abbiamo sciato sulla Leo Gurschler e dopo essere stati allo Stelvio abbiamo preferito rimanere su piste più facili. Da un lato è stato positivo, ma ritrovarmi lì non è stato così bello. Per fortuna quei giorni sono passati e ora posso guardare avanti».
Gigante e velocità?
«Negli allenamenti con gli sci lunghi mi sono sempre trovata molto bene, senza particolari problemi. In gigante ho fatto un po’ più di fatica, anche in base alle condizioni della neve, che a volte era aggressiva. C’è ancora del lavoro da fare per ritrovare la giusta fiducia, ma il gigante è una disciplina particolare e vedremo come andrà».
Sei fiduciosa?
«In velocità sì, perché le sensazioni avute in allenamento sono state positive. C’è anche da considerare che ho cambiato materiale già lo scorso anno, quando poi non ho più gareggiato, e ho avuto ancora poche occasioni per provarlo. In Argentina ho potuto lavorarci per un mese e le indicazioni sono buone, anche se so che mi mancano ancora dei passaggi».
Le aspettative per questa stagione?
«Sinceramente non so bene che cosa aspettarmi. Vorrei affrontare questo inverno come se fosse una nuova esperienza, perché tutto il percorso che ho fatto finora è stato nuovo. Non mi pongo particolari obiettivi, se non quello di riuscire a sciare. Vorrei ritrovare un po’ più di fluidità e confidenza: so che mi manca ancora qualcosa, ma credo che con i giorni di allenamento potrò recuperarla e poi trasferirla in gara».
La Marta che vedremo domani sarà quella del “primo giorno di scuola dopo l’infortunio” oppure giocherà di esperienza?
«Spero di riuscire a tirare fuori l’esperienza. Come dicevo, ultimamente non abbiamo sciato sul ripido e non sono neppure venuta a Sölden per i due giorni di allenamento. Dovrò quindi fare affidamento sulla memoria delle edizioni passate. Poi, una volta arrivata sul ripido, in qualche modo ce la caveremo».




