Federica Brignone ©Pentaphoto

«Oggi festeggiano i bergamaschi». Sono le poche e chiare parole di Mauro Pini, tecnico di grande esperienza che ora commenta per la televisione ticinese. Si riferiva agli allenatori di Petra Vlhova, a Livio Magoni che ha anche tracciato la prima manche. Oro, che luccica davanti a Viktoria Rebensburg e Mikaela Shiffrin, due atlete che – albo d’oro alla mano – erano favorite in questa disciplina. E invece la slovacca con due belle manche, le ha beffate. È lei la campionessa mondiale, tutte le altre si leccano le ferite, a iniziare dalla tedesca, leader dopo la prima manche, fino ad arrivare all’americana che aveva lasciato Åre in elicottero per andare a Trysil a cercare tranquillità e a studiare una doppietta.

Vlhova non è però una sorpresa in gigante. Giusto pochi giorni fa, a Maribor, arrivò un successo pari merito condiviso con Shiffrin. E poi ancora un successo a dicembre a Schladming. Insomma, la cura Magoni continua a funzionare. 

Amarezza in casa Italia. Federica Brignone, settima dopo la prima manche, recupera due posizioni ma non basta. Il podio resta lontano quasi mezzo secondo: chiude quinta a 87/100 dalla Vlhova. Era la penultima freccia dell’arco italiano. Sofia Goggia, la migliore italiana dopo la prima frazione, scivola via sul manto nevoso, cade ed esce di scena. Per lei nessun problema fisico. Molto indietro Marta Bassino che anche nella seconda fatica: il suo ritardo è salito a 2″56 in due manche. Nulla di fatto anche per Francesca Marsaglia, caduta nella seconda run.

Nella seconda manche sorridono Svezia e Francia, anche se Tessa Worley delude e finisce sesta, dietro a Brignone. Sara Hector davanti al pubblico di casa recupera otto posizioni e si inserisce in settima, Clara Direz (pettorale 28) ne recuperare ben 14 e termina ottava.