C’è una marea di gente nella finish area di Kronplatz, ma ci sono anche tantissimi sciatori assiepati lungo la pista, che si gustano le prime porte del gigante, con partenza rialzata quest’anno, in occasione delle 10 gare sul sempre bello pendio della Erta.
L’attesa è per le grandi campionesse, ma ancor di più per le azzurre. Bisogna però aspettare il numero 12 per vedere la prima. È Sofia Goggia, che però già dopo il primo cambio di pendenza rischia di finire a terra. Riesce a salvarsi, per poi uscire qualche porta più in basso, per un’altra sdraiata.
Nel silenzio dell’area di partenza, parte un vero e proprio boato quando Federica Brignone mette i suoi bastoni fuori dal cancelletto di partenza. Le urla, gli applausi, il tifo per la Tigre che parte cercando un po’ di ritmo nella parte alta, assaggiando con le sue lamine il terreno. Duro, ma non estremo. Resta in apnea nel primo tratto, poi si lascia andare, in una manche comunque difficile per gli angoli disegnati dal tecnico delle svizzere, l’italiano Heini Pfitscher.
Un rientro da applausi per l’azzurra, che si testa e che fa subito un terzo tempo nel terzo settore. Non è certo il giorno per guardare i distacchi o altro, ma è una grande prima manche a 292 giorni dal terribile infortunio dei Campionati Italiani. «Un ottimo test». E già, perché la 35enne di La Salle è settima, a 1”18 dalla vetta, a meno di un secondo dal podio.

Da metterci la firma alla vigilia. D’altronde però non stupisce neppure più di tanto questo risultato, perché lei ha sempre detto che sarebbe rientrata solo con buone sensazioni. Inoltre, gli allenatori, avevano dato indicazioni chiare: «Fede non va piano».
Le sue prime parole, mentre i bambini continuano a chiamarla per una foto: «Appena partita mi sono sentita davvero male, ero in grande difficoltà perché tutto girava così tanto che ho anche preso alcune porte andando quasi nella direzione opposta – dice – A un certo punto mi sono detta: “Adesso mollo, adesso mollo”, ma ho cercato di tenere duro».

In partenza un lungo riscaldamento, davanti a telecamere e fotografi e davanti a tantissimo pubblico con gli smartphone in mano. «Ero molto tesa – aggiunge – Mi ci è voluto un po’ per entrare in manche e lasciarmi andare. Ho iniziato a respirare e, arrivata in fondo al primo murettino, mi sono detta che se non respiravo non sarei arrivata giù. In basso è andata un po’ meglio, ma è stato davvero tosto iniziare la gara così. Per fortuna la neve era facile. Ora cerco di riposarmi, fare il trattamento prima della seconda manche e poi vediamo come va».
Davanti a tutte c’è la svedese Sara Hector, che comanda con 15/100 sulla svizzera Camille Rast, mentre in terza posizione c’è l’austriaca Julia Scheib, pettorale rosso di specialità. Quarta Mikaela Shiffrin, quinta Thea Louise Stjernesund.
Ancora bene Lara Della Mea, che si prende la decima posizione, a 1”89 dalla vetta. «Maggiore consapevolezza? Dipende molto dal lavoro che fai e da quanto riesce a mettere insieme tutti gli aspetti: tecnica, fisico, materiali». Buona prova anche per Asja Zenere, dodicesima. E altra qualifica per Alice Pazzaglia, che è 24a e continua a ben figurare anche in Coppa Europa. Fuori dalle 30 Ilaria Ghisalberti, Ambra Pomarè, Anna Trocker. Fuori Giorgia Collomb, così come Sofia Goggia.




