Al FISI Media Day del 14 aprile Federica Brignone ha parlato di tante cose, tra cui le condizioni della sua gamba e del suo futuro. Dopo aver vinto due ori olimpici in superG e gigante, infatti, la Tigre di La Salle ha preso parte a due gare veloci ad Andorra, che non sono andate come sperava. Dopo aver convissuto col dolore, ha chiuso anzitempo la propria stagione.
Nella giornata di ieri a Milano, in anticipo sulle tempistiche tradizionali è stata insignita del premio di atleta dell’anno FISI per la stagione 2025-2026. Poi ha parlato con i tanti giornalisti presenti, facendo il punto su ciò che la attende nei prossimi mesi. «Chiaramente la mia gamba non sta bene e c’è bisogno di tanto lavoro. Gli esami che ho fatto cos’hanno evidenziato? Forse è meglio che non ve lo dica, perché la notizia è pessima. Se c’è Panzeri (il coordinatore della commissione medica della FISI, ndr) chiedete a lui» dice ridendo.
Subito dopo le Olimpiadi, Brignone ammette di non aver avuto tempo per riposare. «Ho preso l’aereo e sono andate con le mie compagne di squadra in Andorra. Lì non è andata come speravo: non sono riuscita a finire la stagione e a fare tutte le gare fino alle Finali». Quindi Brignone, purtroppo, non ha fatto proprio «tutto quello che volevo, quest’inverno. Sono tornata, ho fatto le Olimpiadi, ma io volevo tornare a essere me stessa, sana, e a fare l’atleta, sempre. E sto ancora inseguendo questa cosa: devo ancora tornare ad essere un’atleta ed è questo il mio obiettivo in questo momento».

Ancor prima che il suo futuro, il suo presente è piuttosto incerto, come sostiene lei stessa: «Sarebbe bellissimo tornare in pista, ma questo programma [per il rientro in pista, ndr] non sta andando benissimo, anzi. Quindi c’è tanto da fare: non ho certezze né un programma preciso. È tosta, anche perché è più di un anno che vivo questa situazione».
«Al momento – continua Brignone – ci sono tanti, troppi impegni. Il mio programma adesso è quello di stare bene, di fare fisioterapia. Con la commissione medica della FISI e al J-Medical stiamo cercando di valutare quale sia la strada migliore: se tornare sotto i ferri o meno. Ci sono tante cose da valutare. Mi prenderò un po’ di tempo per me, come ho sempre fatto a maggio, facendo una piccola vacanza. I miei programmi arrivano fino a metà maggio. Dopodiché, spero di stare meglio e di iniziare con la preparazione atletica. Ma dipenderà un po’ da cosa decideranno i medici».

Tra fisioterapia, cure varie e allenamenti, sono ormai due anni che Brignone non riesce «né a staccare la spina né a godermi cose che non puoi fare durante la stagione. Vorrei passare qualche giorno in montagna a casa mia, coi miei amici, ma sono sempre di corsa. Nella valigia metto la roba dei Carabinieri, la svuoto e ci metto quella del CONI, la svuoto e ci metto quella della FISI: è un continuo muoversi. Ma ci sta, vuol dire che ho fatto tante cose belle». Una routine sfiancante, che comincia a presentarle il conto.
Riguardo i prossimi mesi, Brignone è molto cauta. «Sto cercando di fare tanta fisioterapia a Torino, ma è dura dare continuità al lavoro come sono riuscita a fare la scorsa estate. È tosta ma pian pianino ci arrivo: proverò a dare tempo alla guarigione. Sarà tutto giorno-per-giorno. È brutto non avere programmi precisi, sarà molto tosta anche mentalmente, però almeno a sto giro non avrò le stampelle e riuscirò a muovermi da sola».

Qualcosa potrebbe cambiare anche dal punto di vista dell’approccio a un calendario molto fitto, per lei che gareggia (e vince) in tre specialità su quattro. «Fisicamente non ho mai fatto fatica a fare una stagione intera di gare. Mentalmente è tosta avere tutti i weekend una, due o tre gare. E continuare a cambiare specialità, continuare ad adattarsi a condizioni differenti, i viaggi: queste sono le cose più toste. Adesso comincerà un capitolo diverso», in cui anche a causa della gamba infortunata nel 2025 sarà più difficile mantenere gli stessi ritmi di prima.
Tornando indietro alle emozioni di Milano Cortina 2026, infine, Brignone ancora non si spiega come sia riuscita a compiere quelle due imprese dorate: «In alcuni momenti, ripenso a tutto quello che è successo. L’emozione è ancora altissima e mi chiedo davvero, tutti i giorni, come cavolo abbia fatto. La cosa più difficile è non solo il tornare in pista: ci sono già tornata, sono riuscita a sopportare un certo tipo di carichi».

Conclude Federica Brignone, parlando sempre al FISI Media Day: «Anche se solo in parte magari, mezze manche forte e a pezzettini, ma sono riuscita ad arrivare lì quel giorno e mi sono fidata. Sono riuscita a presentarmi al cancelletto e dire: “Voglio andare più veloce”. Dopo un incidente del genere non è scontato: di solito ci sono adattamento, riallineamento, momenti di sfiducia, paura… Anch’io ne avevo, di paura, ma sono riuscita a buttarmi giù col pensiero di andare veloce. È stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto in tutta la mia vita».



