La fassana Chiara Mazzel e il bresciano Nicola Cotti Cottini hanno vinto l’oro paralimpico in superG a Cortina d’Ampezzo

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La 29enne fassana Chiara Mazzel e la sua guida Nicola Cotti Cottini hanno vinto l’oro alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, nella specialità del superG VI (Vision Impaired). Si tratta peraltro della seconda medaglia di Mazzel e Cotti Cottini sulle nevi ampezzane: sabato 7 marzo i due avevano vinto l’argento nella discesa libera.

Mazzel ha anticipato sul traguardo l’austriaca Veronika Aigner e la slovacca Alexandra Rexova, le stesse tre atlete che si erano spartite le medaglie anche in discesa libera. Nonostante qualche errore nella parte alta della pista, Mazzel ha concluso coi due migliori parziali assoluti, che le sono valsi la prima medaglia d’oro paralimpica della carriera.

Dopo la gara, Mazzel ha parlato con Race della sua giornata magica: «In ricognizione ho avuto un fortissimo mal di testa, ero quasi tentata di non partire. Però poi la mia guida mi ha detto di tenere duro, e ci sono riuscita. Sono super soddisfatta di questa gara. Farò tutte le specialità a Milano Cortina 2026: nello slalom faccio un po’ più fatica, ma in tutte le altre specialità sono molto competitiva».

Giovedì 12 marzo appuntamento a Cortina per le due manche del gigante VI, alle 9:00 e alle 12:30.

Un tifoso di Chiara Mazzel a Cortina, lunedì 9 marzo
Un tifoso di Chiara Mazzel a Cortina, lunedì 9 marzo

Mazzel viene dalla Val di Fassa. Dopo che le è stato diagnosticato un glaucoma che le ha quasi totalmente tolto la vista all’età di 18 anni, Mazzel è «stata chiusa in camera per due anni e mezzo. Poi ho visto le Paralimpiadi di PyeongChang in tv e ho capito che anche chi non vede può sciare. Ci ho provato e fin da subito ho sentito un senso di libertà pazzesco. Ho capito che quella era la strade giusta da intraprendere per riprendere in mano la mia vita».

La sua pista di casa è la Aloch di Pozza e non scia da molto tempo con la sua guida, Nicola Cotti Cottini. «Fin da subito mi sono trovata bene con lui, perché mi incita un sacco. E mi dà ottimi consigli tecnici durante le discese» dice Mazzel tra la firma di un autografo ai bambini e l’altro.

Chiara Mazzel e Nicola Cotti Cottini con alcuni tifosi
Chiara Mazzel e Nicola Cotti Cottini con alcuni tifosi

Cotti Cottini racconta a Race: «Sono del lago d’Iseo, provincia di Brescia. Sono un ex atleta, ho smesso nel 2017. Ero già diventato maestro di sci e allenatore, poi sono diventato istruttore nazionale. E ho iniziato a lavorare col mondo paralimpico nel 2019, insieme al mio collega Andrea Ravelli, che ha iniziato a seguire come guida Giacomo Bertagnolli».

A queste Paralimpiadi di casa, peraltro, l’Italia ha vinto cinque medaglie: ben quattro nel para sci alpino, due con Mazzel e due con Bertagnolli. La quinta è l’oro di Emanuel Perathoner nello snowboard cross LL2.

Da qualche mese, poi, Cotti Cottini è entrato in squadra nazionale paralimpica. È diventato «l’allenatore di riferimento del gruppo ipovedenti, composto da Martina Vozza, Chiara Mazzel e Giacomo Bertagnolli. Chiara ha scelto me come guida di riserva delle specialità veloci qui alle Paralimpiadi: due giorni fa medaglia d’argento, con la quale ha rotto il ghiaccio. C’è un grandissimo pubblico qua a Cortina a tifarci, ed è arrivato l’oro».

René De Silvestro

Ed è arrivata anche una medaglia per l’atleta di casa Renè de Silvestro, portabandiera dell’Italia insieme a Chiara Mazzel. L’atleta di San Vito è medaglia d’argento, la prima a Milano Cortina 2026, la terza a una Paralimpiade dopo l’argento e il bronzo conquistate a Pechino 2022.

«Una medaglia che vale doppio e che premia la costanza, la determinazione e il talento di un ragazzo che ha saputo ribaltare il destino avverso per diventare uno dei simboli del nostro sport paralimpico – racconta il presidente di Fondazione Cortina, Stefano Longo – Mi auguro che questa medaglia possa rappresentare un ulteriore input per la crescita non solo dello sport paralimpico ma anche della cultura dell’accoglienza e dell’inclusione e che possa contribuire a far sì che la montagna ampezzana, la montagna bellunese e la montagna veneta possano diventare un vero e proprio hub sportivo inclusivo».

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