Libero e veloce Franzoni: «Vivo meglio la pressione. L’infortunio e Matteo mi hanno cambiato»

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Trionfare sul Lauberhorn nel superG, salire sul podio nella leggendaria discesa dietro a due eccellenze come sua maestà Marco Odermatt e Vincent Kriechmayr. Scoprire di avere trovato un velocista affidabile, regolare, solido. E che soprattutto non ha ancora compiuto 25 anni. Quante volte lo abbiamo cercato uno scudiero degno di leggenda Paris? Lo abbiamo trovato? Non è facile dirlo ancora intendiamoci, ma la giovane età da davvero tanta fiducia per il futuro. Un podio stratosferico quello di Giovanni Franzoni, il primo in discesa per il 2001 di Manerba del Garda, un terzo posto sensazionale su una difesa mito. A Wengen vincono e salgono sul podio solo pezzi da novanta, campioni, non meteore. Franzoni è riuscito a superare una pressione pazzesca.

«Non ero abituato a queste telecamere e macchine fotografiche, erano quasi tutte per me in partenza. Devo abituarmi a questa pressione, spero di continuare su questa strada e allora è normale avere i riflettori puntati addosso. Cerco di caricarmi con la pressione, sono esigente cpn me stesso, lo sono empre stato. Oggi è stata un’altra giornata incredibile».

Bestiale Gio, come bestiale il suo podio. Ho fatto fatica a chiudere occhio, talmente era la gioia, la felicità, l’entusiasmo. «Avrò dormito si e no tre ore, ero un pò stanco. Tuttavia quando ho messo fuori i bastoncini dal cancellato mi sono subito svegliato. Eccome. Forse era meglio la partenza un pò più dal basso oggi, era meno faticosa la gara. In prova mi sono comportato bene sul Lauberhorn, solitamente in prova cerco già di arrivare vicino alla performance. Mi serve per avere fiducia. Mi sembra davvero un sogno ma è una bellissima realtà questa due giorni a Wengen». Divino, immenso Giovanni Franzoni.

Il Lauberhorn-Rennen ci consegna un campione. E’ un anno particolare, anzi unico. E’ l’anno olimpico e Gio sulla Stelvio ha tutte le carte in regola per fare medaglia. Cresce Giovanni, grazie ad un lavoro puntiglioso con lo staff e la Rossignol che lo segue per farlo performare al meglio. Dobbiamo preservarlo, investire su un motore del genere. Chiude Gio. «Follia davvero. Mi sono trovato a mio agio sul ghiaccio, ma tendenzialmente sono migliorato su tutte le tilpologie di manto». Ma il vero cambiamento è in parte sull’approccio: «Dopo una gara andata male non parlavo per tre giorni di fila da ragazino. Forse faticavo a gestire la pressione che mi davo, che mi mettevo. E’ giusto responsabilizzarsi ma forse mi dannavo troppo. Ora sono più sereno in questo, mi sento più libero ma con la stessa cattiveria agonistica e determinazione attenzione. Cosa è cambiato? L’infortunio e poi quando ci ha lasciato Mateo….».

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