Giada D’Antonio è un diamante… ma per favore gestitela bene!

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Chi segue lo sci a tutti i livelli sa da almeno quattro anni (o sapeva, ormai è sulla bocca di tutti) che l’Italia, e in maniera particolare gli sci club locali, stavano crescendo alcuni gioiellini di talento nello sci alpino femminile, classe 2008 e 2009 rispettivamente, dalle storie, dall’umore e dal carattere molto diversi. Due in modo particolare, ovvero Anna Trocker, 17 anni compiuti il 23 dicembre, altoatesina, e Giada D’Antonio, 16 anni, napoletana con sangue sudamericano.

In questo sport l’evoluzione è sempre dietro l’angolo, non solo sui materiali, e quello che una volta era un percorso classico, normale, dovuto (sci club, comitato, trafila nella varie squadre nazionali, Coppa Europa dai primi anni ’70, poi eventualmente Coppa del Mondo) non necessariamente deve esserlo anche oggi. Siamo tornati un po’ al passato, ma attenzione, quello sì troppo spinto, quello degli anni ’70, quando si gareggiava anche a 14 anni nel circuito maggiore.

Era, la citata, una situazione esagerata, ma il mondo era diverso, l’agonismo era diverso, il fisico era un altro, si iniziava prestissimo con il massimo livello, poi magari ci si ritirava a 22 anni o persino prima (pensate alla parabola vincente, ma breve, di Mateja Svet, fine anni ’80). Oggi il percorso di carriera si sta semplicemente evolvendo, perché chi ha talento riesce a bruciare le tappe più in fretta, velocizzando il processo. Non è detto che tutto debba essere stravolto, però la sensazione che una Coppa Europa, per esempio, stia diventando un po’ anacronistica, esiste. Magari non lo è ancora, ma potrà diventarlo.

Ciò detto, ognuno viaggia con i suoi ritmi, le sue idee, la sua crescita e, appunto, il suo percorso. Si può sbocciare anche a 25-26 anni ad altissimi livelli, come sta accadendo a Lara Della Mea. Ma concentriamoci un attimo sulla parabola di Giada D’Antonio, 16 anni di San Sebastiano al Vesuvio, ragazza di talento, voglia di arrivare, idee ben chiare, che è partita fortissimo nel circuito FIS, indipendentemente da avversarie e preparazione delle piste, cosa capitata per esempio anche a una Ljutic nel recente passato. Zrinka che però la Coppa Europa l’ha fatta arrivando in fretta anche a vincere. E oggi detiene la coppetta di specialità in slalom, per dire.

Giada D’Antonio ©Agence Zoom
Giada D’Antonio ©Agence Zoom

Da regolamento, cambiato quest’anno, va ricordato, ora servono almeno tre punteggi FIS in ogni specialità per poter avere anche solo una chance di gareggiare in Coppa del Mondo. La 16enne napoletana, partita alla grande come detto a Mürren, a segno con pettorali altissimi nelle prime gare FIS, ha poi potuto usufruire di un biglietto andata e ritorno per il Nordamerica (non da sola) per provare subito a migliorare proprio i punti FIS attraverso il circuito Nor-Am Cup, con l’intento, immaginiamo, di esordire in fretta tra le “grandi”.

Un’idea interessante, ritenendo probabilmente quel circuito più appetibile rispetto alla Coppa Europa (le atlete top nordamericane sono forti, ma il livello generale non sembra altissimo, la possibilità di immagazzinare più punti effettivamente esiste). Tutto questo comporta anche dei costi, ovviamente.

Chance che abbiamo comunque apprezzato, a livello personale. Così come il successivo esordio in Coppa del Mondo a Semmering, che ci stava tutto in quel momento, non avendo l’Italia chissà quanti e quali talenti femminili tra i rapid gates, attualmente. Giusto anche lanciare nel circuito maggiore ragazze giovanissime, se meritevoli, o comunque se dotate di grande talento (ed è il suo caso), anche se dal palmares ancora povero, come è normale che sia da teenager. Del resto, Lara Gut-Behrami e Federica Brignone hanno gareggiato per la prima volta nel circuito maggiore all’età di D’Antonio o Trocker, per non fare che due esempi. Avvenne nel gigante di Lienz il 28 dicembre 2007, entrambe non si qualificarono per la seconda manche.

Anna Trocker ©Pentaphoto
Anna Trocker ©Pentaphoto

Attenzione, però: dietro le scelte ci deve essere una strategia, va bene lanciare le giovanissime dal grande potenziale, ma programmando al meglio ogni mossa successiva. Chi segue da anni la Coppa del Mondo sa benissimo, infatti, che le piste in Austria non sono preparate proprio benissimo, mentre Levi o Kranjska Gora, per gigante e slalom, rappresentano sempre una buona possibilità di qualificazione per chi gareggia con pettorali alti. Questo particolare non può non essere tenuto in considerazione. Ma, come detto, l’esordio a Semmering, in quel particolare momento, così come per Trocker, ci stava, seppur la gara si è dimostrata come da copione un disastro per caldo e condizioni della neve. Quindi, non la tappa ideale in cui esordire. In ogni caso, fino a lì è sembrato tutto regolare.

Successivamente, però, la sensazione è che la Federazione italiana abbia un attimo perso la bussola, senza motivo: niente Kranjska Gora per Giada D’Antonio (l’Italia aveva perso un posto in slalom, quindi anche questa scelta poteva essere comprensibile, ma Kranjska Gora era, di contro, la tappa giusta per provarci al meglio con pettorali alti…), solo gigante per Anna Trocker. Piccola divagazione sul tema: D’Antonio è più performante in slalom, ma può benissimo gareggiare anche in gigante nel circuito maggiore; idem, al contrario, Trocker, capace però di vincere in Nor-Am cup in slalom! 

Giada D’Antonio ©Agence Zoom
Giada D’Antonio ©Agence Zoom

Ecco, qui inizia un’altra storia: c’era veramente bisogno di spedire ancora due teenager, le citate Trocker e D’Antonio, in nord America, subito dopo una tappa di Coppa del Mondo, quando all’orizzonte si stagliavano due giganti di Coppa Europa al Sestriere, 9-10 gennaio 2026? E poi: tra influenza, quattro uscite consecutive in gare tecniche in quattro giorni in Canada, morale immaginiamo non altissimo, soprattutto forma e condizione tecnica da ritrovare un minimo, era poi il caso di convocare nuovamente Giada per la competizione in notturna a Flachau, non esattamente dietro l’angolo, altra tappa in Austria, altra situazione difficile dal punto di vista della preparazione della pista? Tutto ancora una volta ben noto? O, in quel momento lì, non aveva più senso inserire, esempio, una Pazzaglia, una Trocker, al limite una Collomb, che in Nord America dov’era anche lei presente tre risultati tre le prime sette, di cui due in slalom, li aveva comunque portati a casa?

Giada D’Antonio ©Agence Zoom
Giada D’Antonio ©Agence Zoom

Nessuno dubbio sul talento di Giada D’Antonio, si può vedere già a 16 anni. Ma chi l’ha visto in passato, avrà anche notato che la sciata mostrata tra Semmering e Flachau, cioè in Coppa del Mondo, non è la sua “vera”: in mezzo alle “trincee”, d’accordo, ma poco aderente al terreno, con un assetto molto arretrato. D’Antonio al top scia in maniera ben diversa, ma deve stare bene per mostrare tutto il suo potenziale, essere in fiducia, e magari non venire sballottata di qua e di là, con troppa fretta. Fretta forse di convocarla per i Giochi Olimpici? Tutto può essere, ma la ragazza avrà tempo eccome per disputare le gare a cinque cerchi in carriera. Magari già a Milano-Cortina, per carità, ma è necessario a nostro modesto parere pensare a un gestione corretta di fisico e mente.

Se fino a Semmering il percorso seguito aveva comunque un senso, pur con pochi precedenti in Italia, dopo forse si è esagerato, con lei. Riposo, recupero, allenamento, magari Coppa Europa e poi ripartenza. La sensazione è che potesse essere questo il normale percorso dopo la mancata convocazione a Kranjska Gora. Invece no. E allora la domanda resta: perché?

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