Garmisch-Partenkirchen 1936: arriva finalmente il momento dello sci alpino!

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Può sembrare un’affermazione strana, quasi surreale 100 anni dopo, e sapendo cosa è accaduto poi nella II Guerra Mondiale. Ma dal punto di vista organizzativo, di risposta del pubblico e impiantistico, i Giochi Olimpici invernali ricevono la… consacrazione definitiva proprio a Garmisch-Partenkirchen 1936.

Neonata località (all’epoca) nel cuore delle Alpi Bavaresi, in Germania, destinata a un prospero futuro. Grande partecipazione di atleti e di pubblico in una cornice di efficienza e modernità: di fatto sono le prove generali delle Olimpiadi berlinesi del 1936, che di lì a poco avrebbe mostrato al mondo l’inquietante magnificenza del Terzo Reich.

Quando il CIO attribuì il Giochi del 1936 alla Germania, non era ancora prevedibile l’ascesa drammatica del nazismo, e, anzi, i Giochi sarebbero dovuti essere una sorta di compensazione per il popolo tedesco che si risollevava faticosamente dalla Prima Guerra mondiale. Di fatto, invece, si tradussero in un enorme opportunità per la propaganda del Reich che dispiegò enormi forze e sostanze per esaltare la potenza teutonica nel mondo.

La scelta fu consequenziale a quella dell’attribuzione delle Olimpiadi estive a Berlino, decisione presa nell’aprile del 1931 a Barcellona, quando proprio le due città, il capoluogo catalano e la capitale tedesca, si confrontarono per l’aggiudicazione dell’evento più importante. Vincerà Berlino per 43 voti a 16, quasi tutti arrivati per posta, visto che alla sessione spagnola, complici le difficoltà generate dall’inizio della guerra civile e dalla fuga del re Alfonso XIII, si erano presentati solamente 19 membri del Cio su 67.

©Pentaphoto

I 668 atleti in gara, tra cui 80 donne, si sfidarono nei dieci giorni di gara in otto discipline ufficiali e in tre sport dimostrativi. Il medagliere sarà dominato dalle tre nazioni del nord Europa: Norvegia prima con sette ori e quindici metalli complessivi, Svezia terza (sette medaglie di cui due d’oro) e Finlandia quarta (cinque medaglie).

Hitler affidò a Leni Riefenstahl la realizzazione di due film sulle Olimpiadi, ancora oggi oggetto di ammirazione per la modernità delle riprese. Fu l’Olimpiade del debutto delle staffette nel fondo e, per quanto ci riguarda, dello sci alpino, per il quale si decise di premiare solo la combinata fra discesa e slalom. La Germania vantava la super campionessa Christl Cranz, che tutti i tifosi tedeschi attendevano al successo. In mezzo a mille difficoltà, arrivò.

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Il Giochi Invernali si disputarono a Garmisch-Partenkirchen e l’Italia puntava molto sugli azzurri delle prove alpine, allenati da Leo Gasperl, già noto per le sue invenzioni tecniche e per i record di velocità sugli sci; e sugli alpini per la gara delle pattuglie militari (ancora dimostrativa). A guidare i 44 italiani (con 5 donne) che partirono per Garmisch era il conte Alberto Bonacossa, mentre il presidente della Federazione italiana era Renato Ricci.

Il regime fece le cose in grande già a partire dalla cerimonia di apertura, alla quale presenziarono 50.000 persone, in un tripudio di bandiere. Fu lo stesso Hitler a dichiarare aperti i Giochi, mentre l’alfiere italiano rispose al nome di Adriano Guarnieri.

Si prese subito a parlare di gare alpine, sia per la novità, sia perché la pista Kreutzeck, gibbosissima e ghiacciata, faceva davvero paura. Gli italiani in lizza nella combinata erano: Vittorio Chierroni, Adriano Guarnieri, Giacinto Sertorelli e Rolando Zanni.

Mondiali sci Garmisch 2011 ©Agence Zoom

La prima gara fu la discesa, nella quale si imposero a sorpresa due norvegesi, Laila Schou Nielsen e il mitico “saltatore” Birger Ruud. Battuta la Cranz e battuta anche la nostra Paula Wiesinger, decisamente non in giornata. Poi, però, nello slalom la fuoriclasse tedesca recuperò e vinse la tanto agognata medaglia d’oro. Per l’Italia femminile ci fu il 12° posto di Frida Clara, il 16° della Wiesinger, e il 24° di Nives Dei Rossi, mentre fu squalificata Isaline Crivelli, per salto di porta.

Fra gli uomini, ecco il 12° posto pari merito di Chierroni e Guarnieri, ma molto si parlò di “Cinto” Sertorelli, partito come un fulmine nella discesa, tanto da riuscire e recuperare il terreno sull’atleta partito un minuto prima di lui. Quando Cinto si apprestò al sorpasso, l’avversario cadde, facendo cadere anche l’azzurro, che perse un bel po’ di tempo per ripartire. Alla fine fu nono, e recuperò altre due posizioni nella combinata, che lo vide buon settimo. Terzo di nove fratelli tutti sportivi, due anni dopo, il 26 gennaio 1938, proprio sulla Kreuzeck di Garmisch, Giacinto troverà la morte, ad appena 26 anni, tradito da un lastrone di ghiaccio che gli sgancerà uno sci facendolo schiantare contro un tronco d’albero.

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Va detto che l’introduzione dello sci alpino in questa edizione dei Giochi scatena non poche polemiche. Il CIO dichiara che gli istruttori di sci non possono gareggiare alle Olimpiadi in quanto professionisti e così gli atleti austriaci e svizzeri boicottano l’evento, con l’eccezione di alcuni biancorossi che scelgono di gareggiare per la Germania.

Gran prova fornì l’Italia nella gare per le pattuglie militari (antesignana del biathlon), sotto la guida del capitano Enrico Silvestri, con il sergente Luigi Perenni e i soldati Sisto Sciligo e Stefano Sertorelli. L’Italia rimase solo qualche secondo alle spalle dei finlandesi nel fondo, ma fu impeccabile nel tiro. E vinse, con il tempo di 2h28’35”, 14 secondi meglio della Finlandia. Terza la Svezia, con distacco. Ampio spazio fu dato al successo azzurro e i giornali in patria portavano titoli cubitali. Quando rientrarono furono trattati da eroi, peccato che la medaglia fu solo dimostrativa.

Pattuglia Garmisch 1936 ©FISI

La Gran Bretagna sorprese tutti battendo il Canada nel torneo di hockey su ghiaccio. Da notare, però, che molti componenti della nazionale britannica erano residenti in Canada con passaporto britannico. Uno dei più grandi pattinatori di velocità nella storia dei Giochi Invernali fu Ivar Ballangrud. Il norvegese vinse tre ori nei 500m, 5.000m e 10.000m. Conquistò anche l’argento nei 1.500m, sua settima medaglia Olimpica in totale.

Infine, la “divina”: la norvegese Sonja Henie vinse il terzo oro consecutivo nel pattinaggio di figura. Dopo i Giochi diventò professionista e girò il mondo con spettacolari show sul ghiaccio, ottenendo grande popolarità, in particolare negli USA.

Garmisch 1936 ©FISI

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