Una stagione in crescendo finora, con la speranza di salire di colpi nelle tre tappe di velocità previste a gennaio per poi lanciarsi al meglio versi i Giochi di Milano-Cortina 2026, che saranno, nel caso, i suoi secondi dopo Beijing 2022.
Elena Curtoni dalla Valtellina, trapiantata per amore in Liguria, è sempre andata migliorando i suoi risultati in questo 2025-2026, seconda stagione di nuovo in pista dopo il grave infortunio patito a St. Moritz nel 2023, frattura composta dell’osso sacro: 32ª, 28ª e 17ª in discesa; 6ª e 4ª nei due superG finora disputati, tra St. Moritz (proprio lì) e Val d’Isere. E’ quinta nella graduatoria di superG, come lo fu a fine stagione 2024-2025, senza dimenticare che lottò per la “coppetta” fino all’ultima gara nel 2022-2023 e che nella stagione precedente (2021-2022) la situazione fu praticamente la stessa e chiuse seconda in classifica di specialità, dietro Federica Brignone.
Intanto ci parla della differenza di rendimento tra discesa e superG, attualmente: «E’ proprio una questione di fiducia – dice Elena -. Il superG a me viene molto naturale, mi è sempre venuto d’istinto, da sempre. E’ una cosa che non controllo neanche, arriva così, senza pensarci troppo. Mi sento libera quando faccio superG, con spazi che mi piacciono, curve che mi diverte fare, ecc. ecc. In discesa ci vuole qualcosa di diverso, non dico nemmeno coraggio, perché non è quello che manca, ma fiducia per spingere le curve, per riempire questi spazi più lunghi, più larghi. Mi manca un po’ quello, un po’ di occhio probabilmente».
Ancora Curtoni: «Io sto continuando a lavorare bene e sono sicura che la strada sia giusta; già a Val d’Isere mi sono sentita un’altra. In discesa ci sono state anche condizioni diverse tra le prime e il gruppo in cui sono partita io, ovviamente sapendo che questo aspetto non si può controllare e bisogna accettarlo. Le mie sensazioni sono state già altre, mi sono divertita ed era tanto che non mi divertito in questa specialità. Per quello che mi riguarda, fa tutta la differenza del mondo. Quando mi diverto vuol dire che sono libera, che riesco a esprimermi, che riesco a sciare, senza pensare troppo. E riesco a fare velocità, che è poi quello che fa la differenza nel risultato. Sono convinta di essere sulla strada buona anche in discesa, la sciata c’è, è solida, l’ho visto anche in gigante in allenamento, le cose andavano bene e non mi accadeva da tanto tra le porte larghe».

Sulla sua specialità preferita: «In superG sono sempre lì, sono tra le migliori, continuo a lavorare, chiaramente non mi accontento perché vorrei di più, cioè tornare a essere ancora più avanti, com’ero prima dell’ultimo infortunio ed è una cosa che sento qui, a un passo. Resto tranquilla e serena, cercando di godermi ogni cosa, la carriera non andrà avanti all’infinito. Non voglio espormi al riguardo, ma non andrà avanti ancora per chissà quanti anni. E quindi sto cercando semplicemente di provar piacere tra gare e allenamenti: fondamentale dal mio punto di vista».
E sui Giochi: «Anche sulle Olimpiadi non voglio dire ancora molto, nel senso che dobbiamo aspettare le convocazioni ufficiali. Però sì potrebbe essere la mia seconda edizione ai Giochi, dopo Pechino 2022, esperienza molto, molto tosta (chiusa con un 10° posto in superG, un 5° in discesa, un 20° in gigante e l’uscita nella discesa della combinata a livello di risultati). Un’atleta si prepara per anni per le Olimpiadi, la massima espressione dello sport, io tra l’altro a Pechino arrivavo tra le favorite, avevo appena vinto a Cortina in superG, ero in gioco per la Coppa di specialità. Purtroppo quella gara è andata come è andata, poi ho portato comunque a casa un 5° posto in discesa. Sappiamo bene tutte che ai Giochi valgono solo i “metalli”, ma comunque un piazzamento di quel tipo è lì, l’ho fatto, e mi sono sentita davvero competitiva in libera».

Sono stati quelli Giochi molto complicati per lei, per altre ragioni che ci spiega: «Ho vissuto tutta quell’esperienza in maniera molto particolare, ero stata isolata in quanto “presa” come un “plus contact” da covid-19. Appena arrivata là sono stata isolata, ero sempre negativa in realtà, ma non potevo uscire dalla stanza, è stato tutto molto complesso, non era presente il mio skiman perché lui sì aveva il covid ed era a casa, non potevo andare in skiroom, è stato difficile da gestire. Quindi spero di arrivare a queste Olimpiadi e riuscire a sentire un po’ di più questo evento e a farlo a cuore un po’ più leggero. Cosa che sicuramente accadrà, perché peggio di come l’ho vissuta a Pechino, nell’ideale di uno sportivo, non può succedere nient’altro. Poi nella vita ci sono cose peggiori, ci mancherebbe, ma personalmente è stata un’esperienza molto difficile e che mi è rimasta dentro. Anzi, probabilmente ce l’ho ancora un po’ dentro. Dico sempre che ho un conto in sospeso con i Giochi perché secondo me un po’ è così. Vedremo come andrà».
Sugli infortuni e soprattutto sulla caduta di Gisin a St. Moritz, oltre che sul suo futuro: «La caduta di Michelle mi ha toccato. E non poco. Io ero ancora in partenza. Infatti poi in discesa in gara ho faticato. Quando si è un po’ più grandi i pensieri ti vengono, in testa. Vero, conosciamo tutti i rischi del nostro mestiere, li accettiamo e siamo disposti a prenderceli. Però quando si fa male così una ragazza non è mai piacevole, né bello. Sul futuro vedremo, ora pensiamo a questa stagione, un weekend alla volta. Un’idea ce l’ho già in mente, però non ne sono ancora sicura, quindi non voglio espormi né proiettarmi troppo avanti. Voglio vivere questa stagione al massimo e poi si vedrà».





