Devid Salvadori e la proposta dello Sci Club Rongai: «Stimoli giusti e crescita graduale per ogni età»

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Sul Passo del Tonale, mentre allenava i suoi atleti a inizio dicembre, abbiamo incontrato Devid Salvadori. Presidente e allenatore dello Sci Club Rongai, Salvadori ha allenato per dieci anni in squadre nazionali, facendo anche due Olimpiadi come responsabile. Le ultime a Pechino, come responsabile delle discipline tecniche femminili.

Oggi Salvadori si dedica interamente al Rongai, il cui nome deriva dalla località omonima nei pressi di Passabocche, dove i soci fondatori realizzarono il primo impianto di skilift. Salvadori è presidente del sodalizio dal 2024 e con lui abbiamo parlato di come il Rongai coltiva il talento dei propri giovani agonisti, e di quali sono i prossimi passi dello sci club, che è in grande crescita.

Una delle cose più importanti, secondo Salvadori, è avere «uno staff importante. Abbiamo svariati istruttori nazionali: io, Cristiano Bragadina, Christian Pedretti, Sabrina Fanchini e mia moglie Nadia Fanchini». La storia parla per il Rongai: «Lo sci club esiste dagli anni Novanta, nel 1996 avvenne l’affiliazione alla FISI. Ci ho lavorato per dieci anni prima di andare in nazionale. In quattro anni riuscimmo a portare quattro atleti dalla categoria Giovani alla nazionale: Sofia Goggia, Sabrina Fanchini (che fece 5 qualifiche in Coppa del Mondo con la divisa dello sci club), Ida Giardini e Andrea Ravelli, che sono arrivati in squadra B».

Vedendo per anni atleti e atlete di alto livello, Salvadori ha capito che «i campioni sono loro. Un allenatore può valorizzarne le caratteristiche», ma se non c’è un gran talento su cui lavorare ad un certo punto ci si ferma.

Negli ultimi anni lo sci club aveva un po’ mollato, rallentando l’attività. Salvadori poi ha smesso con la nazionale, per motivi famiglia (tre bambini). Ma ora «stiamo ricominciando: siamo di nuovo una bella struttura. L’obiettivo non è fare qualcosa di estremo, ma la cosa giusta al momento giusto. Non vogliamo forzare i tempi, ma sfruttare le caratteristiche in base alle fasce d’età. L’obiettivo è che possano sciare il più a lungo possibile. Se poi troviamo un campione strada facendo, cerchiamo di non fare dei danni» dice con un sorriso Salvadori.

Lo Sci Club Rongai in allenamento al Passo del Tonale
Lo Sci Club Rongai in allenamento al Passo del Tonale

Uno dei primi aggettivi che usa Salvadori parlando del suo sci club è «onesto: avendo girato il mondo, avendo visto atleti e atlete di altissimo livello, “onesto” è la definizione giusta. Non vogliamo illudere nessuno, ma andare step-by-step: con gli stimoli giusti proviamo a garantire una crescita graduale per ogni età».

Le località di riferimento per lo sci club sono Montecampione, Borno e Ponte di Legno-Tonale. La maggior parte degli atleti è tuttora della Val Camonica: «Abbiamo più di 150 tesserati FISI. Tutta la pre-agonistica è molto numerosa: circa 150 bambini che fanno i corsi. Stiamo puntando molto su di loro, perché sono il futuro. Siamo dodici allenatori, nove pulmini… è una grande organizzazione, ma dividendoci il lavoro riusciamo ad agire al meglio, creando sotto-gruppi con obiettivi specifici» continua Salvadori.

Il Rongai non ha ancora «la categoria Giovani, perché finora non ne abbiamo avuto l’esigenza – spiega Salvadori –, ma abbiamo 32 Children. L’anno prossimo ne passano 7/8 di categoria, per cui la volontà sarà partire anche con quella categoria».

Per i più piccoli il Rongai propone molte attività diverse, piuttosto che mandare a sciare tutti quanti, a tutti i costi, sempre. Questo però non vuol dire disdegnare le gare: «I bambini vogliono fare le gare, gli piace molto gareggiare. Si possono fare pali, ma non bisogna specializzarsi. Da 16 anni lavoro con la STF (Scuola Tecnici Federali), ovvero il posto dove si formano gli allenatori, la “Coverciano dello sci”. E cerchiamo di apprendere anche da altri sport. Pensiamo di sapere tante cose, e per questo ne mettiamo in pratica poche, nel modo e nel tempo giusto. Sembra che alcune cose siano fatte a caso, invece sono pochi paletti ma molto chiari. Dobbiamo riuscire a essere molto seri e a creare una cultura dello sport. Credo molto nella serenità e nel saper accettare la sconfitta» conclude Salvadori.

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