Emozione, lacrime, gioia. Paco Rassat, 27 anni, al parterre tirolese era naturalmente al settimo cielo dopo la sua prima vittoria in Coppa del Mondo, lo slalom speciale di Gurgl, in Austria. Al termine della cerimonia di premiazione il savoiardo si è confidato con i giornalisti francesi, raccontando la sua giornata storica.
«Faccio fatica a rendermi conto di quello che è appena successo. Provo un grande orgoglio. È difficile da realizzare al momento. Questa gara mi ha regalato molte emozioni e sono contento di come è andata a finire», le sue prime parole.
La seconda manche è stata da urlo, in rimonta dalla 14ª posizione: «Avevo sensazioni molto migliori rispetto alla prima manche, che è stata piuttosto difficile. Ero nel gruppo. Di solito mi sento più a mio agio mentalmente nella seconda manche. Mi sono davvero divertito un sacco».
Il sogno è cresciuto discesa dopo discesa, visto che finivano tutti dietro: «Quando sono arrivato in fondo, Totor (Victor Muffat-Jeandet) mi ha detto che il tempo era buono per il podio. C’erano distacchi importanti, con Braathen che partiva subito dopo di me. Ho continuato a salire e salire, l’attesa era lunga. Quando Armand mi è finito dietro, ho capito che era tutto a posto per il podio. È stato un bel mix di emozioni condividerlo con la squadra. È stato davvero fantastico».

Paco Rassat è il 17° atleta francese a vincere uno slalom di Coppa del Mondo. Prima di lui c’erano riusciti Killy, Perillat, Brechu, Penz, Russel, Duvillard, Augert, Bouvet, Bianchi, Amiez, Bourgeat, Vidal, Grange, Lizeroux, Pinturault e il campione olimpico in carica, Noel. Al parterre erano presenti entrambi i genitori di Paco: «È un grande orgoglio. Siamo una famiglia di appassionati di sci. È qualcosa di incredibile per tutti noi. In inverno i miei, che lavorano nel mondo dello sci (suo padre è maestro di sci e sua madre soccorritrice), non possono spostarsi molto. Poter vivere questo momento tutti e tre insieme, oggi, è stato pazzesco. Ci sono state lacrime da entrambe le parti».
In precedenza il suo miglior risultato datava solo… sei giorni fa, domenica a Levi, con il 6° posto finale in Lapponia. Ora proprio in casa, in Val d’Isere, a dicembre, indosserà il pettorale rosso di leader della classifica di specialità, durante il prossimo slalom. «È in forma, ha acquisito fiducia durante gli allenamenti estivi e anche a Kabdalis, poco prima di Levi», aveva spiegato alla vigilia della gara Dylan Stary, il suo skiman ufficiale presso Head da questa stagione, un’attrezzatura adottata lo scorso anno e che sembra davvero perfetta per lui. «È sicuro di sé. È stato incredibile sul piano a Levi, anche se non è proprio il suo punto forte…».

«Scia bene», assicura invece sempre a Ski Chrono Pascal Silvestre, che è stato il suo allenatore al Comitato della Savoia prima che salisse a livello federale come i suoi compagni di una solida generazione del 1998 (Steven Amiez, Ken Caillot, Jérémie Lagier e… l’alto savoiardo, Léo Anguenot): «Paco ha avuto problemi alla schiena che lo hanno rallentato, costringendolo addirittura a rinunciare al gigante, ma è sempre stato bravo dal punto di vista tecnico». Avanti senza bruciare le tappe, dal club alla Coppa del Mondo, il ragazzo di Aillons, figlio di un maestro di sci, ha scalato i gradini della classifica. E continua a farlo. «Non ha mai mollato», assicura Pascal Silvestre, direttore alpino del Comitato della Savoia. «E continua a progredire». Senza fare rumore.
Perché Paco Rassat è il miglior amico e il genero ideale: «È il ragazzo più apprezzato di tutta la federazione», dice volentieri il suo tecnico, dopo essere stato anche quello di Tessa Worley e Mathieu Faivre. Troppo gentile? «Potrebbe essere», ammette Dylan Stary. «È un po’ diverso. Ma non gli piace prendere secondi in allenamento da Clément (Noël). È un vero competitor, che vuole stare davanti». Il sabato come la domenica…





