La stagione parte tra ricorsi e sentenze, ma la base ha scelto la continuità

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Ricorsi su ricorsi. Sentenze e verdetti. Mai come in queste settimane la Federazione Italiana Sport Invernali ha vissuto nell’incertezza, nella precarietà. La questione non è ancora finita, perché bisognerà aspettare la sentenza del Collegio di Garanzia del Coni che deciderà oppure lascerà tutto nelle mani della giustizia amministrativa? Che poi a ben vedere, sebbene organo autonomo, il Collegio di Garanzia andrebbe a screditare proprio il CONI medesimo se avvallasse le tesi dei ricorsi. Il Coni infatti ha firmato i cambiamenti dello statuto della Fisi, approvandoli senza batter ciglio. Fra l’altro non si comprende – e in tanti se lo chiedono – perché il Coni non sia tornato su questa decisione, ricordando che in tempi non sospetti ha approvato questi cambiamenti statutari.

Ma la cosa che è saltata negli occhi ai più in queste settimane, è stato il clima di odio percepito da chi la campagna, come chi scrive, l’ha seguita. Del resto, se ne parlava anche fra i dirigenti di via Piranesi e fra i nuovi consiglieri i giorni scorsi a Modena durante la fiera Skipass: la Federazione ha dovuto attraversare momenti sotto assedio che non solo potevano scoraggiare il movimento, ma destare preoccupazioni e punti interrogativi da parte dei sempre più sponsor che la sostengono. Un gioco al massacro? Sicuramente oggigiorno il sistema montagna non ha bisogno di destabilizzazioni proprio in un periodo delicato come questo con aumenti ingenti dei costi.

Una vigilia elettorale fatta a colpi di ricorsi e di polemiche più che di contenuti. E’ rimasta impressa fra la quasi totalità dei votanti (anche non di Roda per intenderci) quella parola  ‘disonestà’ attribuita da un candidato alla presidenza verso l’attuale classe dirigente. Tuttavia, una cosa sembra chiara, al di là dei vari procedimenti in corso. La base ha deciso: la stragrande maggioranza delle società ha optato per la continuità.

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