L’addio di Schenal al Comitato Veneto dopo 28 anni: «Una avventura straordinaria e irripetibile»

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Ventotto stagioni sono una vita. Ventotto anni di neve e passioni. Di radio, trapano, correzioni e ricognizioni. Inverni e estati fra Alpi e Appennini piantato in pista come un baobab, ovvero un albero eterno e maestoso, a scrutare, osservare, visionare. Andrea Schenal è stato per un trentennio il perno del Comitato Veneto. Il motore, il fulcro, la guida. Schenal, o meglio Schena, non è stato solo il tecnico del settore maschile della formazione veneta. E’ stato un riferimento per tutti, una voce fidata, un’opinione sempre considerata. Per questo lo abbiamo chiamato il #SenatorediFeltre (e per questo lo abbiamo scelto come opinionista di Race Ski Magazine): autorevole ma non autoritario, tecnico di indiscusso valore, voce critica, a volte anche fuori dagli schemi. «E’ stata un’avventura incredibile, unica. Un avventura di vita, anzi la mia vita – ci dice Andrea – quasi trent’anni in pista sono un’eternità. Non so se era il momento giusto di dire basta, ma senza più il distacco era impossibile continuare il lavoro con i ragazzi». I problemi sono  infatti sorti quando la Forestale è stata fatta confluire con i Carabinieri e non c’è più stata questa opportunità del distacco. Già, la Forestale. Schenal deve tutto ai guerrieri verdi. «La Forestale era una famiglia animata dal senso del dovere e da una grande passione verso gli sport invernali». La Forestale nel cuore insomma, come del resto tutti i guerrieri verdi. «C’è sempre stata una sintonia eccellente fra Forestale e Comitato Veneto, una unione che ha permesso di valorizzare tanti ragazzi e metterli in condizione di arrivare nello sci che conta. Questo è il valore più grande, un binomio stretto, un legame costruttivo». Allenatore, guru, faro, una luce per tante generazioni di sciatori. Mai il palcoscenico della squadra nazionale, ma sempre dentro al circuito giovanile istituzionale a scovare promesse, valorizzare talent scout, un uomo della base per la base. Con i giovani ma a fianco anche dei Senior a lottare con gli #InossidabiliSenior nel purgatorio della Coppa Italia prima e del Gran Premio Italia dopo.

E l’avventura Schena l’ha condivisa con tanti tecnici e ragazzi. Silvano Vidori, Rinaldo Costa, Mauro Baldo, Johnny Feltrin, Aronne Pieruz, Federico Vanz. E Paolo Zardini naturalmente: anch’egli al capolinea con il Comitato Veneto ma con il settore femminile. Ed Ernesto De Mattia e Oswald Schranzhofer. Lunghissima la lista degli atleti. Ma fra questi non possiamo non citare proprio De Mattia e Feltrin quando Schenal era alle prime esperienze con la compagine regionale e lo stesso Vanz a carrierà già avviata. Quindi Edoardo Zardini, Walter Girardi, Luca Vuerich, Alberto Casaro, Silvano Varettoni, Marco Faccin, Michele Cortella, Federico Vanz, Dino Gobbo, Nicolò Menegalli, Edaordo Longo, Mattia Trulla, Pietro Canzio, Davide Filippi. La stragrande maggioranza di questi ragazzi arrivati successivamente alle squadre nazionali. «Mi mancherà tutto. La gara con le sue mille sfaccettature, i ragazzi, i colleghi. Siamo una grande famiglia». Allenatore capace dicevamo, ma l’ultimo Schenal è stato anche un saggio. Più riflessivo, a volte anche più introverso (che per un veneto del mondo della neve è cosa strana), più pacato. Sempre più innamorato del suo lavoro, innamorato della grande opportunità che ha avuto, innamorato della vita.

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