Levi: gli highlights di Marco Pastore

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Non capita spesso di poter confrontare uomini e donne sulla stessa pista. Dopo Soelden, anche a Levi c’è stato modo di trarre qualche spunto interessante. La pista finlandese non è certo tra le più impegnative del circuito, ma la differenza tra uomini e donne è piuttosto netta. Niente di nuovo fin qui, ma proviamo ad analizzare alcuni aspetti tecnici.

POTENZA – Il fattore potenza incide notevolmente nel raffronto tra i due sessi e l’azione in curva è certamente condizionata dal valore di forza espresso da ogni singolo atleta. Ma non è solo questo a determinare il divario. A livello puramente tecnico, la prima parte di curva è davvero un’altra storia, a favore degli uomini. La capacità di determinare la traiettoria voluta in tempi brevi e allo stesso tempo in conduzione è evidente. Ci sono atleti in grado di entrare tra i primissimi in classifica con pettorali proibitivi (la prestazione del russo Khoroshilov nella prima manche è un chiaro esempio), nonostante il terreno segnato. Questo accade grazie ad un livellamento impressionante verso l’alto dello sci maschile. Prova ne sono i distacchi  molto più contenuti rispetto alle gare femminili. La ricerca della velocità, della deformazione e del vincolo in entrata curva sono ormai automatismi per gli uomini. In campo femminile si nota invece maggiore fatica a creare velocità e l’azione è più sporca, come detto, soprattutto nella prima parte di curva. Certo è che al contrario dello slalom gigante, i materiali in slalom sono rimasti pressoché uguali ed il lavoro tecnico delle varie federazioni sta proseguendo all’insegna della continuità

PROGRESSO FEMMINILE? – Per questo sarà interessante capire se anche in campo femminile assisteremo in futuro ad un progresso tale da consentire ad numero maggiore di atlete di contendersi la vittoria. La continua evoluzione dei metodi di allenamento può fare la differenza ed i margini per rendere lo sci femminile ancor più appetibile non mancano.

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