Man of the weekend: Peter Fill

Una gara pazzesca, nel bene e nel male, che ha incoronato il discesista di Castelrotto

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Peter Fill ©Agence Zoom

Che gara pazzesca! Nel bene e nel male. La Streif è la pista più spettacolare, affascinante e se vogliamo pericolosa del mondo. E così sarà per sempre. Prendere il via alla discesa di Kitzbuehel è il sogno di ogni discesista, un vero e proprio privilegio. Vincere è un onore per pochi e oggi è la volta di Peter Fill che realizza un grande sogno. Il fondo è preparato bene, ma la visibilità non è delle migliori. Una giornata molto difficile per gli atleti, costretti a rimanere concentrati nonostante i rinvii della partenza e le numerose interruzioni per via delle cadute, troppe quest’anno. La prima cosa che viene da chiedersi è come mai non sia stata confermata la partenza alle 11.45, quando a Kitz c’era il sole. Il vento nella parte alta dava fastidio nell’approccio alla Mausfalle, troppo pericolosa in caso di raffiche improvvise. Ma lo scenario non cambia con il passare del tempo. La partenza viene ritardata di un’ora, ma il vento è lo stesso e bisogna abbassare leggermente la partenza, in modo da rallentare l’attacco del salto più famoso del mondo. Anzi, arrivano nuovamente le nuvole e la visibilità peggiora. Nel dopo gara si discute parecchio sulla regolarità della stessa. Per alcuni non andava proprio fatta. Per altri, le condizioni non erano poi così male. Viene da propendere per la seconda ipotesi, nonostante le cadute, ben tre nel tratto della Hausbergkante, quest’anno particolarmente difficile.

CORAGGIO – Affrontare la Streif con determinazione richiede coraggio sovrumano. Per alcuni atleti, un vero e proprio incubo. Per altri, una sfida da vincere a ogni costo. In pochi riescono a dare il 100% e spesso si vede ricorrere al compromesso, a un minimo di riserva, peraltro comprensibile. Non è però il caso dei vincitori nella storia di Kitz e non si è mai visto trionfare un atleta che non fosse completo, maturo e ovviamente pieno di talento. Peter Fill ce l’ha fatta. Anche per lui arriva la massima notorietà possibile per uno sciatore e arriva la famosa ‘gondola’ a lui intitolata. Da comuni mortali, con il privilegio di poter vedere la pista da vicino in ricognizione, viene da chiedersi come sia possibile trovare il coraggio per aggredire la Streif. Per qualcuno si tratta di pazzia, ma volendo guardare le cose nel dettaglio, l’approccio vincente deriva da anni di lavoro e consapevolezza nei propri mezzi. Il rischio è alto, ma calcolato. Peter lo ha gestito alla perfezione.

LA GARA – Dopo le discese dei redivivi Carlo Janka e Beat Feuz, è parso chiaro che ci volesse un’impresa per stare davanti. Fill ha trovato fin dalla partenza il giusto feeling, sciando con la consueta scioltezza e apparente, solo apparente, riserva. Da sempre, il campione di Castelrotto non dà l’impressione di ‘spaccare il mondo, ma l’enorme sensibilità che lo contraddistingue gli consente di far correre sempre lo sci, disegnando traiettorie pulite e efficaci. Mai un movimento di troppo e un’azione probabilmente meno dispendiosa rispetto alla concorrenza. E’ questa una caratteristica tipica di molti campioni che hanno vinto in passato senza dare l’impressione di attaccare al massimo, ma raccogliendo tantissimo.

LO SPETTACOLO – Lo spettacolo di ogni discesa di Coppa del Mondo è unico, dura ‘solo’ due minuti, ma è frutto di un lavoro immane. Dietro alle quinte si nota la cura maniacale di ogni dettaglio, non solo da parte dell’atleta, ma anche grazie al lavoro di allenatori e skimen. Beh, massimo rispetto. Complimenti!

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