Potesse, andrebbe a sciare tutti i giorni e tutto il giorno: Meta Hrovat non è solo una stacanovista, ha una vera passione per lo sci. Buon per lei che le persone che la seguono le hanno fissato un programma di lavoro ben preciso, che lei rispetta alla lettera. Si divide tra la Nazionale e un tecnico personale, Jure Hafner, che la segue quando torna a casa a Kranjska Gora. Sarà pure un amico di famiglia, la allena sin da quando era piccolissima, ma lo deve pagare di tasca sua, perché forse solo il prossimo anno riuscirà ad avere un sostegno in più entrando nella polizia slovena. Adesso è in lista d’attesa sperando che si liberi un posto. Gli aiuti veri sono altri: il primo quello di essere entrata tra gli atleti seguiti dalla agenzia svizzera GPS Performance, a caccia di nuovi sponsor per lei, visto che in Slovenia lo sci. è tornato a essere molto seguito, dopo un periodo di calo. Il secondo di essere stata fortemente voluta nella scuderia Salomon (rientrata nel pool della federazione slovena) che oltre a sostenerla economicamente, le ha assegnato anche uno skiman personale, Robert Kristan, un passato in Elan e nella nazionale USA con Bode Miller. «Ha sempre tutto quello che c’è di nuovo a disposizione – ha raccontato Davide Simoncelli che lavora per il racing internazionale di Salomon – ma poi fatta una scelta, va avanti su quella strada. Se sbaglia, analizza la tecnica e gli errori che ha fatto: non stravolge tutto in termini di materiali. Inoltre c’è una programmazione molto attenta: è arrivata in Coppa del Mondo, ha fatto podio, ma l’hanno fatta gareggiare sempre in Coppa Europa per mantenere pettorali bassi. Insomma, se qualcosa non andasse bene, c’è un piano B pronto». 

La sua è una famiglia di sportivi, non di veri sciatori, ma quando ha iniziato a camminare ha messo gli sci ai piedi. «Non mi ricordo quando, ma ero piccolissima: a Kranjska Gora non è normale non andare a sciare – ha detto – Con i miei amici sono entrata nello sci club, un team molto ben organizzato, ci divertivamo molto e anche se eravamo in tanti c’erano davvero ottime condizioni per allenarci. Come tutti ho fatto le prime gare, sono arrivati i risultati e sono entrata in Nazionale a 16 anni. Il passaggio tra Children e Nazionale è stato quello più duro: la mia famiglia ha dovuto pagare per tutto. La federazione ci sostiene per trasferte e allenamenti, ma non ci sono soldi per gli atleti».
Nel frattempo è riuscita a continuare gli studi. «Non è stato facile conciliare scuola e sci, soprattutto a fine stagione, quando vorresti staccare un po’ e invece è il momento più impegnativo in aula. Alla fine sono riuscita a diplomarmi in un corso di studi superiore legato al turismo. Adesso sono iscritta all’università, sempre nel settore economico-turistico, ma è un po’ più facile, visto che posso studiare attraverso il computer». 

Classe 1998, chiude tra gli junior ed entra a pieno titolo tra i grandi, anche se ha già partecipato a una Olimpiade e in Coppa del Mondo ha debuttato a dicembre del 2015, salendo sul podio anche una volta, terza nel gigante di Lenzerheide nel gennaio dello scorso anno. Gigante e slalom le sue specialità. «Voglio andare forte, mi prendo però i giusti tempi. Sai, devo ancora capire bene quando devo prendermi una pausa dagli allenamenti. Per fortuna siamo un team piccolo e riusciamo a curare ogni dettaglio: quest’anno ho avuto un problema al piede ma siamo riusciti a gestirlo al meglio. Vado avanti sulla mia strada, un passo alla volta, cercando di migliorare ogni aspetto, sia atletico che tecnico. Non penso a dove potrei arrivare, ma solo a lavorare ogni giorno».