Erano tutte lì attaccate, perché in queste condizioni non vi è la possibilità di fare la differenza. Il pendio del gigante non offre particolari difficoltà, inoltre la tracciatura neozelandese – disegnata per Alice Robinson – ha semplificato tutto ancora di più. Tre dossi da azzeccare, poi solo spingere, spingere e spingere. Senza commettere errori, non ammessi. Erano tutte lì attaccata dicevamo.
Sì, fino alla discesa del pettorale numero 14, quello indossato da Federica Brignone, che ha spiegato a tutte come si poteva fare la differenza giù per quel tratto dell’Olympia delle Tofane.
Ha tirato un’altra delle sue manche, dimostrando che il titolo olimpico del superG le ha restituito ancora più energie e convinzioni e non l’ha distratta. Focus e 74/100 al trio che in quel momento si trovava al comando: Lara Colturi, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund hanno lo stesso tempo.
Occupano la quarta posizione, dopo che la tedesca Lena Duerr e l’altra azzurra Sofia Goggia sono state brave a inserirsi. Sono rispettivamente seconda a 34/100 e terza a 46/100. Bella prova della bergamasca (sorpresa all’arriva) che ha sfruttato condizioni a lei congeniali ed è riuscita a spingere bene, facendo addirittura il miglior terzo settore. Brava anche sui dossi.
Mikaela Shiffrin è settima, ma con un distacco di 1”02 dalla valdostana. «È talmente tutto facile, con la neve morbida e un tracciato senza nulla di speciale che era solo da andare dritto – dice – Io ho cercato di attaccare ed essere pulita. Bisognava sempre invertire gli sci prima dei dossi, un po’ come nel superG: ho fatto una manche corretta».
Quindicesima posizione per Lara Della Mea, ma tra lei e l’americana Shiffrin ci sono solamente 17/100, a testimoniare quando siano bassi i distacchi. Ventunesima posizione per Asja Zenere, staccata di 1”90 dall’amica Federica e a 88/100 sempre da Shiffrin.
Alle 13.30 la seconda manche, con l’Italia che sogna in grande.




