Slalom di Levi: spunti di riflessione

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Quali considerazioni dai primi due slalom di stagione?

Dal week-end di Levi sono arrivate più conferme che sorprese. Prima fra tutte quella che lo slalom è l’unica disciplina dello sci alpino moderno completamente slegata dalle altre, con ritmi, tecnica e preparazione che viaggiano indipendenti dal gigante o dalle discipline veloci. In campo femminile i valori sono sempre quelli: Riesch o Schild, Schild o Riesch, dove per Riesch si intende Maria ma si potrebbe considerare anche la sorella Susanne. Poi un po’ di ‘mestieranti’ di alto livello: Poutiainen, Hosp (sembra recuperata dal duplice infortunio), Zahrobska, Chmelar. E poi il buco, con alcune giovani che provano a mettersi in luce, ma ancora piuttosto distanti (Lene Duerr, Denise Feierabend, Bernadette Schild, Marie-Michelle Gagnon). In tutto questo c’è il vuoto assoluto in casa Italia: due gigantiste come Manuela Moelgg e Nicole Gius provano a fare qualcosa, ma sembra non abbiano il ritmo dello slalom e nemmeno i giusti tempi di curva. Le giovani sono lontanissime: bisognerà riflettere attentamente su questa situazione.
In campo maschile qualcosa di nuovo si è visto soprattutto nelle retrovie: favoriti dal fatto che numerosi ‘big’ non hanno concluso la prima manche (il vincitore della coppa di specialità Reinfried Herbst, il campione olimpico Giuliano Razzoli, a cui aggiungere Hirscher, Janyk, Raich), ben 16 atleti sui 28 che hanno concluso la gara sono partiti con pettorali più alti del 20, rischiando molto, soprattutto sui cambi di pendenza e ritmo. Lo statunitense Will Bradenburg con il 35 era ottavo dopo la prima manche ma è ‘saltato’, il nostro Cristian Deville era addirittura secondo con il 27, alla fine ha chiuso in quarta posizione. In alto, però, i valori sono quelli: Andre Myhrer dimostra un’acquisita maturità, che quando va di pari passo con la sicurezza nei propri mezzi, fa dello scandinavo il cliente più ostico per il podio in questa disciplina. Jean-Baptiste Grange ha semplicemente ripreso da dove aveva lasciato: era il più forte in slalom, è tornato ad essere il più forte. Il lavoro tecnico impostato negli anni da Jacques Theolier e Chastan David lo porta ad essere il più veloce nei piani, dove forse solo ‘Razzo’ riesce a tenergli il passo, ma anche sul ripido. Il segreto sta proprio nella curva particolarmente corta e nella dissociazione parte alta e bassa del corpo che gli permette di svincolare prima e portare fuori velocità. Stesso stile di Lizeroux (un po’ in ombra sulla ‘Black’), che però paga qualcosa di più in termini fisici e di assetto: Grange è ‘alto’ e sfrutta al meglio le sciancrature e la risposta elastica delo sci, Julien è più sulle code, talvolta in recupero. Da lodare comunque la serietà del team francese nel gestire il recupero fisico di JB. Poi c’è Ivica Kostelic: sta bene, ha sciato in totale sicurezza, con una classe sopraffina, si vede che punta alla graduatoria overall, diversamente avrebbe potuto ‘limare’ qualche decimo in ogni manche. Gli azzurri? Niente di nuovo sotto il sole: Razzoli conferma di essere esattamente quello che conosciamo. Un potenziale enorme, ancora da plasmare. A Vancouver è filato tutto liscio, ed è arrivata la medaglia, a Levi, come in tante altre occasioni, i limiti di gestione tattica in gara l’hanno messo fuori classifica. Manfred Moelgg è sempre lì, ma il distacco di 1.70 non lo può certo soddisfare: in questo momento gli manca velocità per essere competitivo per la vittoria. E Deville? Scia bene, ma questo l’ha sempre fatto. Il lungo recupero dall’infortunio gli ha dato serenità e consapevolezza, è maturato e ora è una pedina importante, nonostante Ravetto non gli abbia mai riconosciuto particolare credito. La tenacia di Devil però ha pagato e in questa stagione potrà togliersi diverse soddisfazioni, partendo da outsider. I giovani? Purtroppo parlano cronometro e classifica: finché Gross, Borsotti e Tonetti non riusciranno a buttare il cuore oltre gli ostacoli composti dalla voglia di arrivare e dalle difficoltà di una pista sempre molto rovinata quando partono, si parlerà sempre di mezze gare che si concludono attorno al quarantesimo posto.

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