«Faceva più strada degli altri, passaggi anche a un metro dai pali, ma la velocità della curva era incredibile: non frenava mai». È il primo ricordo di Rudi Picchiottino, una istituzione dello sci club Courmayeur, tecnico che negli anni ha seguito decine e decine di atleti. Tra questi anche Federica Brignone che ha iniziato a ottenere i primi risultati quando era Children. «Ma da Allieva non era neppure andata ai Campionati Italiani».
Federica è cresciuta seguendo la filosofia del club, facendo un passo alla volta, divertendosi e crescendo anno dopo anno. Solo dopo l’ascesa, fino a raggiungere il tetto del mondo e l’Olimpo. Ha lasciato il Courmayeur per entrare nel Centro Sportivo Carabinieri, come spesso accade con gli atleti che dimostrano di avere un certo potenziale. Ora ha fatto il percorso inverso ed è tornata a casa: ha scelto di congedarsi e di proseguire dove tutto è nato. «È sempre stata casa sua, ma questo ritorno ci ha emozionato e ci fa molto piacere» aggiunge Rudi.

Ha svariati ricordi anche Davide Carrara, comandante del Centro Sportivo in Val Gardena, che ha vissuto anni magici con Federica Brignone. «All’inizio, quando è stata arruolata, era la ragazzina che doveva emergere – dice –, poi sono arrivati i primi punti in Coppa del Mondo, il primo podio, la prima vittoria e tutto il resto. I suoi obiettivi sono cresciuti stagione dopo stagione, dal gigante si è allargata verso la velocità, con ambizioni sempre maggiori».
«È un percorso che si chiude, una sua scelta, un po’ come aveva fatto Giorgio Rocca – spiega –. Ho assistito alla crescita di una persona, in dieci anni è passata da essere una sciatrice ventenne a una professionista a tutto tondo. È stato bello essere al suo fianco. Ricordo che una volta mi chiamò per accompagnarla a una cerimonia di premiazione in Toscana, un bel momento».





