Sbarde: «Dopo il riscaldamento ho detto: “arriva la medaglia”. Il messaggio di Fede post-intervento: «Io torno, aspettami!»

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Sul volto dello staff azzurro c’è tutta l’emozione di una giornata destinata a entrare nella storia. Chi prima e chi dopo, tutti arrivano a Casa Italia per festeggiare lo straordinario oro di Federica Brignone. Non può mancare Mauro Sbardelotto, lo skiman Rossignol che segue la valdostana dal 2013, dopo aver curato anche gli attrezzi di Deborah Compagnoni e Isolde Kostner. «È una giornata che dà soddisfazione, viste le aspettative e soprattutto considerando il periodo così difficile» le sue prime parole, poco dopo aver salutato Deborah. 

Già, le aspettative. Quali erano?
«Lei ci ha creduto dal 3 aprile, sempre, ogni giorno. E di conseguenza anche noi ci abbiamo sempre creduto». 

Cosa ti è passato per la testa quel 3 aprile 2025?
«È cascato il mondo. Però già il giorno dopo l’operazione Feder mi aveva mandato un messaggio: “Sbarde, io torno. Aspettami.” Infatti è tornata e lo ha fatto davvero…».

Dal punto di vista più tecnico, cambia qualcosa nella preparazione dei materiali dopo un infortunio del genere?
«In realtà non è cambiata più di tanto. Bisogna solo stare ancora più attenti alle lamine. A lei questa neve primaverile è sempre piaciuta: riesce ad appoggiarsi bene, a fare linee che per altre sono difficili. Lei si fida, e quando si fida… va». 

Sbarde tra Federica Brignone e Deborah Compagnoni ©Pentaphoto

Quando hai capito che sarebbe potuta arrivare la medaglia?
«La mattina, prima della gara, dopo il giro di riscaldamento alle 10. Ho detto a una persona: “oggi facciamo medaglia”».

Come sono trascorsi questi mesi?
«Ha rimesso gli sci il 20 novembre e ci siamo visti quel giorno, poi abbiamo continuato a sentirci sempre per telefono. Ci siamo rivisti due o tre volte, sono andato a trovarla e l’ho sempre vista motivata, anche giorni più difficili». 

Deborah Compagnoni ti ha fatto i complimenti per come prepari gli sci, anche alla “vecchia”. Cosa le rispondi?
«La macchinetta su nevi dure ti dà un vantaggio, è vero. Ma su nevi più morbide devi conoscere anche il metodo “vecchia scuola”. Io la macchinetta la uso in gigante quando il fondo è davvero duro. Quando non lo è o in velocità ho sempre lavorato a mano. Nelle donne, più gli sci sono facili e meno estremi, meglio è».

Quest’anno è mancata tutta la parte di test materiali in Sudamerica. Come avete fatto?
«Ho fatto girare gli sci nuovi, ma alla fine la gara olimpica l’ha fatta con uno degli sci dell’anno scorso». 

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