Stefano Gross esulta in Val d'Isere ©Zoom

Sembra ieri. Quell’abbraccio ai piedi del Canalone Miramonti di Campiglio qualche anno fa fra Jacques Theolier e Stefano Gross. Il coach francese, fino a pochi mesi prima, era stato il riferimento degli slalomisti azzurri e chioccia di quei ragazzi che con continuità e regolarità salivano sul podio in Coppa del Mondo e si mettavano al collo medaglie iridate e olimpiche. Jacques aveva le stampelle quel pomeriggio, era reduce da un intervento chirurgico. Quell’anno non allenava. Ha sempre avuto un rapporto di fiducia, di feeling, di stima con Sabo. Quest’anno il coach di Modane è tornato in Italia per risollevare le sorti di un gruppo che da due anni tribolava, faticava, non saliva sul podio. Il connubio fra Jacques e Sabo è stato ancora una volta vincente, del resto entrambi sono personaggi con spiccata personalità, aspirazione al successo, hanno dentro la identica voglia di primeggiare e soprattutto di non accontentarsi mai. Se il podio non arriva, guardano al prossimo appuntamento, alla prossima occasione per conquistarlo. Sono uguali perchè non conoscono scuse e non si accontentano di un quarto posto. Anche in Coppa del Mondo. Per un centesimo Gross è tornato sul podio. Giusto così, si è ripreso in parte quella maledetta delusione dalla medaglia di legno ai Giochi Olimpici di Sochi. A volte viene in mente ancora quel momento da solo nel parterre, al buio, accasciato sulla transenna con gli occhi persi nel vuoto. Ma è acqua passata, ancora di più oggi. Gross è tornato davanti, questo è il suo posto. E lo ha fatto ancora a fianco di Theolier, un altro Re Mida alla Gianluca Rulfi

Gross in azione ©Zoom

Gross si era operato a Brescia a fine marzo per la rottura del crociato del ginocchio destro. Una lunga riabilitazione, un periodo di quasi tre mesi a Parma, precisamente a San Secondo, presso lo studio Pysic-C con un altro fedelissimo. Ha affittato una casa a Parma, ha lavorato mattina e pomeriggio per il recupero riabilitativo e la preparazione atletica agli ordini di Luca Caselli e del suo staff fra cui Nicolò Baroni. Luca è il suo fisio da tanti anni in squadra nazionale e il rapporto fra i due è solidissimo. Hanno fatto un grande lavoro, Sabo ha lavorato in maniera efficace e professionale per essere sugli sci a settembre con la giusta condizione. Che favola Sabo. Undicesimo podio in Coppa del Mondo (10 in slalom con una vittoria e 1 in City Event). L’ultimo nella stagione 2006/2017 Kranjska Gora. Ma non ha mollato, ci ha creduto ed è arrivato questo terzo posto in Val d’Isere. «Il podio penso di meritarmelo proprio tutto per la fatica fatta per riemergere. Ho passato un’estate a rimettermi in piedi e un grazie va a chi mi è stato vicino, dallo staff, alla mia famiglia e anche alla mia ragazza. Non mi sono mai accontentato, figuriamoci ora che facevo fatica a stare davanti. Questo podio è fantastico, per certo versi inaspettato. Ma non mi accontento, anzi…». Il solito carattere da guerriero…

 

 

 

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