A chi appartiene a una certa generazione ed è appassionato di cinema, Mary per sempre è rimasto nella memoria, pur non essendo un capolavoro. Prendiamo in prestito il titolo del film, con tutte le distanze del caso, per quella sensazione che accompagna certe vicende: le cose cambiano, ma uscire dal passato resta difficile. Nella FISI del dopo Verona la domanda viene quasi da sola: Roda per sempre?
Il 10 ottobre non è stato rieletto. Non potrà ricandidarsi per questo mandato e adesso deve accompagnare la federazione alla scelta del successore. Quanto durerà questo passaggio è però tutt’altro che secondario.
Il ragionamento che si sente ripetere sembra di buon senso: perché votare a dicembre o a gennaio, nel pieno della stagione? Ci sono le gare, ci sono i Mondiali – non soltanto nello sci alpino, ma in molte altre discipline – e atleti e allenatori devono lavorare. Facciamo le elezioni ad aprile e tutto è risolto. Viene naturale essere d’accordo. Ma gli addetti ai lavori si pongono una domanda: e le squadre del prossimo anno chi le prepara? Le scelte e la pianificazione della nuova stagione, chi le fa?
Parlo del 2027/28, per capirci. Non di questo inverno.
È qui che la soluzione più comoda comincia a mostrare il conto.
È qui che casca l’asino, come si usava dire ai miei tempi.
LA SUCCESSIONE A RODA LA GESTISCE RODA
A Verona Flavio Roda ha ottenuto il 57,88%. Una maggioranza netta, ma insufficiente per raggiungere i due terzi necessari alla sua rielezione. Noris si è fermato al 35,97%, Bortoluzzi al 2,52%. Nessun presidente eletto, nuova assemblea da organizzare. La responsabilità è della gestione uscente. La legge mantiene presidente e consiglio in carica per l’ordinaria amministrazione e per la convocazione immediata della nuova assemblea elettiva.
Tocca dunque a Roda gestire la transizione che porterà alla sua successione. È il meccanismo previsto, ma lascia nelle mani di chi deve congedarsi un ruolo determinante sui tempi dell’insediamento di chi verrà dopo. Immediata non significa votare domattina: lo statuto pubblicato dalla FISI prevede almeno sessanta giorni di preavviso. Significa però avviare il percorso e comunicare una data.
Dopo Verona è stato ripetutamente richiamato il termine dei novanta giorni. Serve un chiarimento ufficiale sulla sua applicazione: la disposizione legislativa relativa al mancato quorum prescrive la convocazione immediata senza indicare espressamente quel termine. Un eventuale rinvio alla primavera richiederebbe quindi un fondamento e una motivazione pubblici.
Secondo alcune indiscrezioni, Roda avrebbe già cercato un’interlocuzione con il CONI, a Roma, per ottenere uno slittamento fino alla conclusione della stagione. Non risultano conferme pubbliche di questi contatti né una decisione formalizzata. Il tema merita comunque di essere affrontato adesso. Perché accompagnare la federazione al voto può diventare una lunga attesa, durante la quale la dirigenza uscente continua a occupare il centro della scena. A distinguere la necessità organizzativa dalla melina saranno i tempi, gli atti e le decisioni prese nel frattempo.

IL TEMPO DELLE SCELTE
Nello sci le stagioni si sovrappongono. Mentre si corre, si valuta il lavoro degli allenatori, si cercano disponibilità, si preparano programmi. I Mondiali sono anche un’occasione nella quale tecnici e dirigenti delle diverse nazionali si incontrano e parlano del futuro. Uno spartiacque tra il lavoro svolto, i risultati raggiunti e ciò che si dovrà fare. E i Mondiali sono a inizio febbraio.
Se vuoi cambiare un direttore tecnico, per esempio, devi cominciare a muoverti durante l’inverno. A fine stagione rischi di trovare i nomi di spicco già sistemati. Un candidato alla presidenza può sì prendere contatti prima delle elezioni e formalizzare gli accordi dopo. Ma chi riceve la proposta deve scegliere se aspettare una vittoria incerta oppure accettare un incarico concreto da un’altra federazione. Non basta avere un’idea: bisogna poterla sostenere con responsabilità, risorse e tempi credibili.
Lo stesso vale per la preparazione. Trasferte, piste, alloggi e periodi di lavoro nell’emisfero sud si organizzano per tempo. Quando finiscono le finali di Coppa del Mondo, una parte della stagione successiva è già stata impostata. È come cambiare il direttore sportivo di una squadra di calcio a luglio e chiedergli di costruire subito una grande stagione. Il mercato avrebbe dovuto prepararlo nei mesi precedenti. Arriva e deve rincorrere.
Un presidente eletto a dicembre avrebbe buona parte dell’inverno per osservare, ascoltare, valutare. Potrebbe lasciare lavorare gli staff e preparare le scelte successive. Ad aprile dovrebbe fare tutto insieme, quando tecnici e programmi hanno già bisogno di risposte. Noi guardiamo soprattutto allo sci alpino, ma il problema della programmazione riguarda anche fondo, biathlon, snowboard e le altre discipline dell’universo FISI, ciascuna con le proprie scadenze.
DUE INVERNI OLTRE IL MANDATO
La stagione 2026/27 che sta iniziando porta inevitabilmente l’impronta di Flavio Roda. Squadre, staff e preparazione sono stati costruiti dalla sua gestione. Garantire continuità al lavoro degli atleti è necessario, va ripetuto, soprattutto in un inverno mondiale. Ma durante la stagione bisognerà occuparsi anche della prossima (o delle prossime). Se il voto arrivasse soltanto in primavera, qualcuno dovrebbe comunque affrontare scadenze, raccogliere disponibilità, impostare programmi: la gestione uscente, oppure nessuno. La federazione resterebbe in una gestione provvisoria, chiamata a far funzionare il presente mentre si avvicinano le scadenze del futuro. Nel primo caso il successore troverebbe una parte delle scelte già indirizzata. Nel secondo partirebbe in ritardo.
L’ordinaria amministrazione non autorizza qualsiasi impegno. Occorre distinguere gli atti indispensabili dalle decisioni che possono attendere il nuovo vertice. Il condizionamento comincia però anche prima delle firme: un contatto mai avviato, un’alternativa abbandonata, una disponibilità lasciata scadere restringono le possibilità di chi arriva dopo.
Dopo il mancato rinnovo dell’ottobre 2026, Roda deve accompagnare la federazione alla scelta di un successore. Rinviando il voto, potrebbe invece gestire l’intero inverno fino alla primavera 2027 e contribuire a decidere l’assetto delle squadre che correranno fino al 2028. Questo inverno sotto la sua guida, il prossimo ancora segnato dalle sue scelte: due stagioni sulle quali estendere l’influenza oltre la scadenza dell’ultimo mandato. Non servirebbe restare presidente fino al 2028. Basterebbe essere ancora al comando quando si prepara il 2028.

LONGO, UN GENTLEMAN PER LA SUCCESSIONE
Intanto si ragiona sui successori. Si chiacchiera e, tra voci più o meno fondate, si delinea uno scenario. Fra i nomi ricorrenti ci sono Stefano Longo, Antonio Noris e Giacomo Bisconti. Tre profili diversi, anche se le candidature alla nuova assemblea devono ancora prendere forma.
Longo rappresenterebbe la continuità, con un diverso stile di governo. Vicepresidente vicario uscente, presidente di Fondazione Cortina, manager con una lunga esperienza nel settore assicurativo. Conosce lo sci, la federazione e le situazioni istituzionali. Un appassionato, modi da gentleman, cultura e profilo alto, dimestichezza con i luoghi della rappresentanza. Un presidente in giacca e cravatta: una figura che coordina, tiene i rapporti e affida il lavoro operativo a persone con competenze specifiche. La sua eventuale presidenza si giudicherebbe molto dalla squadra e dalla capacità di delegare. Sarebbe decisivo capire a chi affiderebbe la responsabilità sportiva e con quale autonomia. È su questo terreno che potrebbe distinguersi dalla gestione Roda. L’esperienza è una carta importante. L’appartenenza al vertice uscente gli imporrebbe però di spiegare quali abitudini intende cambiare, oltre allo stile personale.

NORIS, L’ETICA DEL LAVORO
Noris viene dal campo, dall’esperienza agonistica, dagli allenamenti e dalla vita dello sci club. È anche un ingegnere ed è già stato vicepresidente vicario: conosce la federazione dalla base e dal vertice. A Verona ha mostrato una candidatura preparata. Nelle valutazioni raccolte dopo l’assemblea torna il giudizio su un intervento efficace: tono, ritmo, sintesi, capacità di dare consistenza alla proposta. Secondo chi lo ha ascoltato, avrebbe convinto anche alcuni elettori orientati alla scheda bianca. Lo scrutinio segreto non permette di verificarlo: resta una valutazione sull’effetto del suo intervento in sala. Sempre a livello di indiscrezioni, a preparare la campagna e il discorso avrebbe contribuito un’agenzia di Bergamo già attiva nel calcio, con importanti collaborazioni nel turismo e nella montagna. Un supporto professionale alla comunicazione che aiuterebbe a spiegare il salto di qualità percepito a Verona, ma anche la determinazione di Antonio di spingere il vento dalla sua parte. Noris ha attraversato il territorio, presentato un programma e raccolto quasi il 36%. Si è esposto quando Roda poteva ancora essere rieletto. Chi lo immaginava utile soprattutto ad aprire la successione potrebbe trovarsi davanti un concorrente più difficile da accantonare. Adesso deve allargare quel consenso. La seconda assemblea gli chiederà di convincere anche chi voleva chiudere la stagione di Roda ma non aveva ancora scelto a chi affidare la federazione.

BISCONTI, IL TERZO INCOMODO?
Bisconti porterebbe il profilo più tecnico. Classe 1973, già alla guida del Comitato Toscano, viene dal lavoro nella Scuola Tecnici Federali e nella formazione dei maestri. Conosce allenatori, percorsi di crescita e struttura tecnica. Si era già candidato alla presidenza nel 2022, ritirandosi prima del voto. Un eventuale ritorno potrebbe intercettare chi cerca una proposta diversa dalla continuità istituzionale di Longo e dalla candidatura di Noris. Potrebbe essere il terzo incomodo: raccogliere un consenso proprio e incidere sull’esito anche senza vincere. In una competizione conclusa al ballottaggio, chi restasse escluso potrebbe sostenere uno dei due concorrenti e orientare una parte dei propri elettori, magari attraverso un accordo sul programma o sulla squadra. È uno scenario, non un’intesa già scritta. I voti non appartengono ai candidati. Ma una candidatura tecnica potrebbe pesare parecchio nella costruzione della maggioranza finale.

ASPETTARE CONVIENE A MOLTI. ANCHE ALLA FISI?
Il rinvio potrebbe convenire anche a chi vuole succedere a Roda. Qualcuno deve costruire una squadra, qualcuno consolidare relazioni, qualcuno capire quanto sostegno avrebbe. Si potrebbe così formare una convergenza comoda: alla gestione uscente il tempo per accompagnare ancora la federazione, agli aspiranti presidenti il tempo per prepararsi. Alle squadre resterebbe l’incertezza su chi dovrà decidere il loro futuro. Proteggere la stagione mondiale è necessario. Eleggere un presidente durante l’inverno non obbliga però a cambiare subito gli allenatori. Una nuova dirigenza può garantire continuità alle gare e lavorare sul dopo. Dare un interlocutore certo a chi deve programmare sarebbe già una forma concreta di stabilità.
Chi vuole guidare la FISI dovrebbe pronunciarsi adesso sui tempi del voto e sulle decisioni da lasciare al nuovo consiglio. Aspettare che si definiscano le alleanze potrebbe essere conveniente per le candidature, molto meno per il 2027/28. Prima di Verona ci chiedevamo perché fosse così difficile sfidare Roda. Adesso dobbiamo chiederci quanto tempo servirà per sostituirlo davvero. Perché ad aprile le gare saranno finite. Ma se anche le scelte per l’anno successivo saranno già state fatte, al nuovo presidente resterà una stagione da amministrare prima di poter cominciare la propria.



