Quote olimpiche: l’Italia resta con 9 donne (e ha rifiutato due posti al riallocamento) e soli 7 uomini

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Si stanno definendo le quote olimpiche delle Nazionali, dopo la riallocazione dei posti non confermati. A oggi, sono sedici le quote non assegnate in campo femminile, tre quelle al maschile: dodici le quote rosa sinora riassegnate (tre alla Russia, due a Canada e Stati Uniti, una ad Australia, Croazia, Finlandia, Francia, Giappone), già tutte e tre quelle maschili che sono andate a Canada, Germania e Norvegia. L’Italia resta dunque con 9 donne (e avrebbe avuto la possibilità di aggiungerne due, però rifiutate) e solo 7 uomini.

In campo femminile con tre azzurre (Goggia, Brignone e Bassino) che possono fare se tutte, gran parte delle discipline, una (Curtoni) salita due volte sul podio, nessuna slalomista nella top ten (il miglior piazzamento in questa stagione è stato di Federica Brignone), oltre a due infortunate (Pirovano e Peterlini) si dovrà fare comunque una selezione per completare i quartetti, pensiamo soprattutto per discesa, gigante e combinata. Perché ci sono punti fermi (Goggia in discesa e superG, Brignone in superG, gigante e combinata, Bassino in gigante e fors’anche in superG, Curtoni in superG), e poi altre atlete che hanno ottenuto la top ten, Nadia e Nicol Delago (quarta nell’ultima discesa a Zauchensee per la prima, ottava sempre in discesa a Lake Louise la seconda, i migliori piazzamenti sinora in stagione) e Francesca Marsaglia (nona in superG a St.Moritz).
Fate i conti, sono in sette, ne mancano dunque due da convocare, ci sono ancora le tappe di Cortina, Kronplatz e Garmisch prima di Pechino (due discese, due superG e un gigante) per avere (forse) un quadro più definito delle quattro azzurre per disciplina che scenderanno in gara a Pechino.

Sette azzurri invece sono un po’ pochini, dopo un tempo così lungo per cercare la qualifica. Forse si attendeva un posto in più dopo il riallocamento, ma avrebbero dovuto rinunciare in 8 per avere un solo azzurro in più, invece come detto, se ne sono liberati solo tre, subito presi dai primi in graduatoria. E allora? Considerando fissi Paris, De Aliprandini, Vinatzer e Razzoli, gli altri tre chi saranno? Se guardiamo la vecchia regola dei piazzamenti nei dieci troviamo solo Casse (settimo in discesa, nono e decimo in superG), Marsaglia (quarto e decimo in discesa) e Innerhofer (ottavo nell’ultimo superG di Wengen) e allora avremo quattro velocisti, due slalomisti e un solo gigantista a Pechino, tra l’altro tutti molto specializzati nella loro disciplina.
Ma che fare dei vari Tonetti (forse l’unico combinatista), Borsotti, Maurberger, Sala, Moelgg, Gross e soprattutto dei giovani come Franzoni?

Una Italia a due facce: la squadra femminile che, slalom a parte, può permettersi di rinunciare a due posti (e avere il contingente massimo) e una maschile che rischia di presentarsi ad una gara olimpica con un solo atleta.
Il regolamento olimpico è questo e si conosce da anni, sette azzurri non vi sembrano davvero il minimo sindacale?

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