Alexis Pinturault ©Alexis Boichard/Agence Zoom

Alexis Pinturault dà una lezione di stile su una delle piste più belle e affascinanti al mondo per il gigante. Vince per la prima volta sulla Gran Risa, ma deve tirare fino all’ultimo metro perché il giovanotto Atle Lie McGrath ha deciso di provare il grande colpo nel teatro a cielo aperto dei grandi campioni. Quest’anno niente pubblico ad applaudire, siamo sicuri che la seconda manche di questo gigante avrebbe fatto tremare le tribune. Spettacolo allo stato puro, con il francese che è riuscito a vincere per soli 7/100 ed è riuscito a contenere l’altro millenials che insieme a Lukas Braathen – oggi scivolato al 18° posto – rappresentano il presente futuro di questa disciplina. Pieghe, curve spettacolari, rischi e l’errore che forse gli è costata la vittoria. Esplosione di emozioni e in pista sempre con lo scaldacollo. Applausi dai compagni di squadra, strette di mano, abbracci, Braathen che gli batte i pugni sul casco. Haugen che finisce un’intervista al volo e che corre ad applaudire il compagno. Le immagini che sono passate in televisione sono solo una minima parte di quelle viste in zona mista, che rendono ancora una volta chiara l’unione dei norvegesi. Di tutte le squadre, non solo quella di discesa oppure quella di gigante. 

Atle Lie Mcgrath ©Francis Bompard/Agence Zoom

Il terzo gradino del podio è di Justin Murisier, che fa una manche capolavoro e gli consente di recuperare otto posizioni. Primo podio in carriera dopo tanti stop e fatica, un’altra freccia nell’arco di una Svizzera sempre molto competitiva. Murisier si prende il podio chiudendo a 24/100 dalla vetta, quattro in meno di Marco Odermatt sempre costante e ancora leader della disciplina. E mentre Pinturault risponde a Kilde (oggi comunque sesto) e si riprende per un solo punto la vetta della generale, Riccardo Tonetti fa segnare il miglior tempo nella seconda manche e risale fino all’undicesimo posto, rendendo la domenica prima di Natale leggermente meno amara per la squadra italiana, sprofondata sulla sua pista. «Ho sentito delle sensazioni e degli appoggi giusti e quei dieci della prima manche ho provato a farli diventare quaranta o cinquanta nella seconda – racconta al traguardo -. Ho fatto fatica all’inizio della stagione, forse con un po’ di impazienza volevo partire subito bene, ma le cose non venivano come volevo, anche in velocità speravo meglio in superG. Anche prima di oggi non avevo sicurezze».