Il paradosso di Kristoffersen: senza Hirscher esce anche lui

Il punto di Davide Simoncelli dopo lo slalom olimpico

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Henrik Kristoffersen ©Agence Zoom

Verrebbe da dire che togliendo dall’equazione uno dei due super favoriti della vigilia, Hirscher, per Kristofferen vincere la medaglia d’oro sarebbe stata una formalità.

KRISTOFFERSEN – Il norvegese doveva fare i conti con avversari determinati e tecnicamente preparati investiti già da tempo del ruolo di outsider; liberi e consapevoli, quindi, di aver tutto da guadagnare e poco da perdere: quindi nessuna novità. Kristoffersen era consapevole che, soprattutto in slalom, bisogna arrivare in fondo e che le variabili lungo il percorso sono tante e poco gestibili. E anche qui nessuna novità. Ed invece l’unica novità, la più remota, è che si è ritrovato nella seconda manche senza il suo rivale di mille battaglie, che in questa stagione gli ha imposto di  tenere sempre altissime concentrazione, tensione, feroce voglia di vincere, motore a mille. Quindi alla fine mi chiedo: potrebbe essere stata questa la variabile che ha determinato l’unica suo uscita stagionale?

MYHRER – Complimenti al nuovo campione olimpico Myrher, campione indiscusso, che si è fatto trovare pronto a sfruttare un’occasione più unica che rara, mettendo in pista una sciata solida, molto continua (fondamentale su questa neve aggressiva) e efficacissima sulle parti più pianeggianti, dove è maestro.

ZENHAEUSERN E MATT – Zenhaeusern, dall’alto dei suoi due metri, ha dimostrato che niente è impossibile nello sci: penalizzato dalla sua altezza nella gestione di sci così corti è riuscito a fare un capolavoro nella seconda frazione anche lui, come Myrher, privilegiando la percorrenza dello sci in curva piuttosto che linee troppo estreme e decise che poco si addicevano al tipo di neve, tra l’altro anche un pò segnata. E’ da anni che questo ragazzo è in continua crescita ed oggi è il simbolo del movimento svizzero che si sta prepotentemente issando ai vertici dello slalom mondiale. Matt recupera l’impossibile nella seconda manche, facendo segnare il miglior tempo, e agguanta un bronzo che per come è andata la stagione fino adesso è più che meritato. Col senno di poi, però, forse, ha molto da recriminare per il risultato della frazione d’apertura, tracciata un pò troppo filante dall’allenatore di Hirscher (Picher) con l’intento di mettere in difficoltà Kristoffersen, maggiormente a suo agio in tracciati più tortuosi. Molte volte però, i piani tattici studiati in tracciatura, si ritorcono contro coloro che li hanno studiati. Risultato: Austria, ma soprattutto Hirscher poco a suo agio in un tracciato così rapido, fuori dai giochi e tutto il wunderteam ad attaccarsi a quel cognome, Matt, che è sinonimo di garanzia quando ci sono in palio delle medaglie.

FRANCIA – Ancora una volta una buona prestazione dei francesi, non arrivano a podio oggi, ma con un Noel così, quarto, possono guardare al futuro prossimo con ottimismo: questo ragazzo, classe 97, ha fatto continui balzi in avanti nella sua prima stagione di Coppa, con una sciata molto naturale e efficacissima in ogni condizione che gli ha permesso di sfiorare il podio olimpico.

ITALIA – La gara degli Italiani, purtroppo, rispecchia l’andamento stagionale con Moelgg che è ottimo nella prima manche, sfruttando anche il pettorale basso, ma che non riesce a confermarsi nella seconda, subendo troppo, a mio avviso, la pista già abbastanza segnata. Manfred, campione indiscusso, non si è presentato nella miglior forma a questi Giochi, come del resto l’altro senatore della squadra Gross (per quest’ultimo poi c’è anche l’attenuante dell’infortunio della vigilia). Questa gara insegna che nello sci nulla è scontato e soprattutto lo slalom riserva sorprese ad ogni curva. Oggi Hirscher e Kristoffersen ci hanno dimostrato che nemmeno loro sono immuni alla legge dello sport la quale dice che in partenza non ci sono ne vincitori ne vinti.  W questa è una verità bellissima, no?

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