Noris: «Il voto? Possiamo fare bene. Sulla sicurezza serve una cultura»

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Etica, sport ed evoluzione sono le tre parole che introducono il programma di Antonio Noris e della sua squadra per le elezioni Fisi in programma domani a Verona. È tardo pomeriggio, squilla il telefono, l’ingegnere bergamasco convoca un punto stampa online a poche ore dal voto. «Mercoledì sera abbiamo concluso un tour che ci ha impegnati in 16 tappe, con alcuni appuntamenti doppi, su gran parte del territorio nazionale – racconta subito Antonio Noris – Sono stati momenti molto intensi, durante i quali abbiamo avuto la possibilità di presentare nel dettaglio il nostro progetto e confrontarci con le società presenti». Sei le priorità operative: risorse alla base, grande fondo per la sicurezza, meno burocrazia, stati generali permanenti degli sci club, più atleti e comitati nelle squadre nazionali e piena integrazione del mondo paralimpico. Si racconta ai presenti e lascia spazio alle domande.

Sicurezza e infortuni sono certamente tra i temi più di attualità in questi ultimi anni. Qual è la vostra visione?
«Non c’è una risposta immediata: è qualcosa che deve crescere, diventare parte del linguaggio quotidiano e trasformarsi in un modo di pensare. Mi è capitato di fare un paragone con i cantieri edili. Quando si entra in un cantiere, si è consapevoli dei rischi e della necessità di rispettare determinate procedure. Sulle piste il discorso è ancora più complesso, perché alla gestione dei rischi si aggiunge la velocità. Le piste sono ambienti che richiedono valutazioni accurate, controlli costanti e una struttura organizzativa ben definita. Per questo servono persone adeguatamente informate e preparate: deve essere una priorità».

Solo sulle piste?
«La sicurezza riguarda ogni attività che svolgiamo. Considerando il coinvolgimento delle società sportive, riguarda anche la responsabilità di chi guida un pulmino e tanti altri aspetti che interessano la gestione quotidiana dei club. Deve diventare un modo di organizzarsi e di pensare, una consapevolezza sempre presente, che si può costruire soltanto attraverso un’istruzione e una formazione continue. Su questo dobbiamo continuare a investire».

E dal punto di vista tecnico?
«Dobbiamo lavorare per diminuire le velocità, che rappresentano uno dei primi aspetti su cui intervenire. Possiamo farlo in molti modi diversi, ma se non poniamo questo obiettivo al centro delle nostre priorità, rischiamo di non affrontare il problema in maniera concreta». 

Sull’argomento è  intervenuto anche Enzo Sima, consulente turistico, candidato come consigliere e già in Fisi nel 2014. Ci riprova, sostenendo Antonio Noris e condividendo i contenuti delle oltre 170 pagine con circa 18 capitoli del programma, presentato nei giorni scorsi in giro per l’Italia, da Aosta a Palermo. 

Da dove si può partire?
«Dalla cultura legata alla sicurezza, già richiamata da Antonio, che possiamo paragonare a quella dei cantieri. Se non si sviluppa una cultura che permetta di affrontare il tema in maniera sistematica e metodica, non si riuscirà mai a risolvere il problema. Bisogna insistere anche durante la formazione degli allenatori. Nei corsi dedicati a questa figura, il tema viene affrontato poco o per nulla. È vero che l’allenatore deve concentrarsi principalmente sugli aspetti tecnici, ma deve anche sviluppare una maggiore attenzione alla sicurezza, sia nella predisposizione delle attività sia nel controllo di quanto è stato predisposto da altri soggetti responsabili». 

Con quali risorse?
«La normativa vigente prevede la possibilità di finanziamenti ministeriali per interventi di messa in sicurezza, anche se alcuni capitoli non risultano finanziati. È quindi necessario sedersi attorno a un tavolo e confrontarsi tra federazione, tecnici e gestori degli impianti, per individuare le soluzioni migliori e ottimizzare l’utilizzo dei tracciati. Molte piste, del resto, vengono realizzate anche grazie a finanziamenti pubblici».

Memorial Fosson, Pila (ITA), 20/04/2026 @Emma Paillex

Si parla di fondo e di biathlon, di futura programmazione e gestione, con la parola che passa a Silvio Fauner, poi il microfono torna al candidato presidente Antonio Noris che risponde a una domanda sui tesseramenti. 

Le 500 mila tessere?
«Il tesseramento rappresenta un lavoro enorme da affrontare. Non basta aumentare il numero delle tessere: dobbiamo anche restituire valore al marchio FISI, facendo in modo che torni a essere un riferimento riconosciuto e ambito. Servono un’analisi dei numeri, un confronto con il territorio e una strategia articolata. Pensiamo, per esempio, al tennis, che prevede diverse tipologie di tesseramento, comprese quelle non agonistiche. Dobbiamo chiederci se anche noi possiamo costruire un sistema più articolato, capace di rispondere alle diverse esigenze. Soprattutto nelle aree che conosciamo meglio, ma non soltanto in quelle, ci sono numerosi club che contano 300, 400 o 600 soci, ma che registrano appena 35, 40 o 150 tesserati. Naturalmente esistono anche realtà che arrivano a 160 tessere, ma la nostra proposta vuole intercettare proprio le necessità delle società che fanno più fatica». 

Come andrà a finire sabato?
«Abbiamo dimostrato di poter fare molto bene e sono convinto che faremo altrettanto bene. La cosa più importante è che chi andrà a votare si senta libero di scegliere ciò in cui crede, senza impedimenti di alcun tipo. È fondamentale che persone e società sportive possano esprimersi liberamente. Se si vuole cambiare, questo è il momento di farlo, ma bisogna crederci ed essere liberi nella propria testa».

Rispetto al 2012 ti senti più forte?
«All’epoca la mia organizzazione in vista del voto era stata piuttosto carente. Non bastavano i confronti e le idee: serviva anche una struttura organizzativa adeguata. Questa volta, invece, ci siamo organizzati molto bene. Come ricordava anche Enzo, il nostro è un progetto orizzontale, costruito grazie al contributo intenso e qualificato di tante persone. Non è un progetto improvvisato né frutto del caso: dietro c’è uno studio importante. Naturalmente, il lavoro vero comincerà dopo, perché la complessità delle questioni da affrontare richiede un impegno enorme». 

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