Trascendere lo sci. Superarlo. Andare oltre. Sdoganarlo. L’oro olimpico di Lucas Pinheiro Braathen è storia, antologia, leggenda. Non solo perchè il norvegese difende gli insoliti colori del Brasile, ma perchè il suo viaggio fino al gradino più alto del podio olimpico del gigante di Bormio è pura follia. Follia cercata sfidando un sistema se non vecchio, almeno in parte da superare, un sistema dove la Federazione Internazionale capita che ingabbi, freni, limiti innovazioni spesso legate al mondo delle sponsorizzazioni.

Follia perchè il suo messaggio è di un ragazzo di venticinque anni che ha cambiato lo stereotipo dello sciatore tradizionale. Può piacere o non piacere avere le unghie colorate, ballare la samba, indossare abiti stravaganti ed inusuali. Ma questo vuol dire fare breccia nelle masse e colpire il curioso, l’indeciso, stimare ed innovare. Follia perchè il suo è teatro a tutto tondo: come modo e stile di vita fuori dalle competizioni, ma anche quando è protagonista assoluto in gara. Oggi non solo ha stupito per la sua solita tecnica sopraffina, ma per quella capacità di sciare con leggerezza e sempre in accellerazione come la scuola norvegese lo ha plasmato.
Follia perchè è un attaccante nato, spavaldo, indomito, senza paura. Follia perchè si gasa con la pressione, non ha paura delle aspettative, non teme la concorrenza. Si nutre di agonismo, sviluppa quell’io di vincitore, di primo, di capofila che mette sempre sulla neve e nella vita di tutti giorni. Un carsima da vendere che si affianca ad una classe immensa sugli sci. Lucas fa bene allo sci, fa bene a questo mondo che merita più numeri, più coinvolgimento, più tifo, più sponsor, più attenzione mediatica, più considerazione dell’opinione pubblica. Le vittorie di Pinheiro possono aiutarci.

Eccolo: «Negli ultimi sei mesi è stato necessario e decisivo gestire tante cose, anche accettare le sconfitte. Sono estremamente contento di tutte le scelte che ho fatto anche in passato». Cambiare dopo questo leggendario oro olimpico? «No, sarò sempre concentrato sui miei obiettivi. Continuo a voler essere fonte di ispirazione e a spronare tutti perchè non bisogna avere paura di osare». Pinheiro Braathen si commuove anche in conferenza stampa e afferma: «Sentire l’inno brasiliano sul podio olimpico è stata una sensazione indescrivibile, prendere l’oro e sentire l’inno è stato pazzesco, mi ha fatto sentire orgoglioso». E poi torna sula gara: «Ero a tutta nella seconda manche e cercavo di esprimere il meglio dal momento che mi dovevo difendere da un certo Odermatt. Bisognava andare oltre, far emergere il campione che sono. E sono riuscito a farlo, non è sempre facile». Torniamo sempre lì. Andare oltre. Pinheiro è questo.





