Lo schiaffo di Braathen al sistema

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Nel pieno della sua sfavillante carriera, Lucas Braathen ha detto brutalmente basta. La motivazione principale è causata da uno scontro frontale con la federazione norvegese in termini di diritti di immagine e sponsorizzazioni. La solita questione della non possibilità per gli sciatori norvegesi di avere uno sponsor personale sul casco? Dovrebbe essere questa la causa. Henrik Kristoffersen battagliò anch’egli, ma poi si piegò e accettò le regole della federazione nazionale scandinava. Da quanti anni in tanti si lamentano del sistema federazione internazionale – federazioni nazionali in merito al tema sponsorizzazioni? In primo piano c’è il caso norvegese, ma anche, cosa da sempre poco gradita alle aziende, permane la questione assai criticata in merito alle regole ferree sugli spazi per apporre il proprio brand sulle tute da gara, caschi, maschere per fare qualche esempio.

Nello sci la federazione internazionale obbliga che le federazioni nazionali siano parte dei contratti degli sponsor. Alcune di queste impongono a quel punto propri sponsor o trattengono parte del corrispettivo. La federazione italiana sport invernali ad esempio non trattiene nulla per se, ma opera quale sostituto d’imposta agendo solo sulle trattenute fiscali che riversa all’agenzia delle entrate. «Ah, se ci fossero i team privati come nel calcio, nel ciclismo, nei motori, tutto sarebbe diverso, più semplice. E così le federazioni nazionali dovrebbero occuparsi solo di convocare gli atleti per Mondiali ed Olimpiadi». Da quanto tempo molti attori del mondo dello sci, anche se sottovoce, sostengono ciò? In non pochi infatti credono che gareggiare per società e non per nazionalità possa liberalizzare il mercato degli sponsor e così permettere a tutti di guadagnare di più. Volente o nolente, la prima voce fuori dal coro, il primo rivoluzionario insomma è stato Pinheiro Braathen. Forse sarebbe stato compito delle aziende o della stampa sollevare pubblicamente suddette questioni. Gli ultimi, a rigor di logica, dovrebbero essere gli atleti a farlo. Il carisma di Braathen si è visto un’altra volta: si è messo ancora in gioco mettendoci la faccia.

A dire la verità, altri hanno cercato scappatoie in nome dell’autonomia dal sistema delle federazioni. Pensiamo a realtà come il Global Racing, il team che allena atleti di diverse nazionalità che si cimentano fra Coppa Europa e Coppa del Mondo (lo sanno bene i nostri Stefano Baruffaldi ed Hannes Zingerle). Pensiamo ad atlete ed atleti che hanno cambiato nazionalità per cercare autonomia organizzativa e gestionale: Lara Colturi il caso più eclatante e che ci interessa più da vicino. Esempi di atleti e staff che cercano con escamotage di autodeterminarsi cercando di strutturarsi come società private. Insomma, esperienze di professionismo bello e buono ma camuffate ed agganciate comunque al sistema delle federazioni, sistema oggi ovviamente necessario per gareggiare. Lo farà anche Lucas Pinheiro Braathen sfruttando la mamma brasiliana per cambiare nazione e ripresentarsi al cancelletto di Soelden nell’ottobre del 2024 con un’altra veste? Staremo a vedere. 

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