Federico Poncet riceve le congratulazioni di Andrea Viano ©Gabriele Pezzaglia

Per sette è apoteosi. Per ventotto invece lacrime e rabbia. Per sette è il sogno diventato realtà, è il traguardo raggiunto, l’obiettivo centrato; per gli altri una debaclé cocente, una sconfitta che arriva ai piedi della neve molle della Gessi in Federia, il muro finale di Livigno teatro della prova finale del corto raggio. «Ma come è possibile essere così tesa per una dimostrazione? Incredibile, ma è così…», sostiene preoccupata Sarah Pardeller, ex squadra nazionale, prima che abbia inizio la scena e si vada in onda.

Sarah Pardeller e Sabrina Fanchini esultano ©Gabriele Pezzaglia

CIAK SI GIRA – E si: oggi ‘ciak si gira’, trentacinque attori per quattro atti. La selezione del Master Istruttori è un film appassionante, attraente, come una prima uscita. Per qualcuno un giallo finito bene; per altri, per molti a dire la verità, un film drammatico, o meglio dai, tragicomico. La tensione, l’ansia, la paura, la trepidazione, l’angoscia. In trentacinque si sono dati battaglia dopo il gigante, il primo spauracchio, e in seguito anche ai quattro giorni della seconda fase con la commissione: parallelo, serpentina, arco medio e corto raggio il giorno finale. Scendono i nostri ragazzi, figli dell’agonismo e di tante battaglie. Tirano le curve i nostri ragazzi, che attraverso il Master vogliono riprendersi quello che la recente carriera ha loro scippato. Danzano sulla neve molle livignasca i nostri ragazzi, forti del cronometro del gigante di lunedì scorso e appesi adesso alla commissione che si esprime con voto palese per volere del direttore tecnico Giacomo Bisconti. In sette hanno la meglio, non dieci come era il massimo preventivato. Già, i nostri ragazzi…

Nicolò Colombi in azione ©Gabriele Pezzaglia

I MAGNIFICI 7 – E c’è il laziale Giovanni Mizzoni (best time con Giacomo De Marchi del gigante) e c’è il lombardo Nicolò Colombi. E ci sono i piemontesi Federico Poncet, forte del credito della commissione, e Alessandro Bossi. Si abbracciano, si sdraiano, si commuovono al termine delle dimostrazioni e quando capiscono di essere promossi. Poi due donne: l’altoatesina Sarah Pardeller, anche lei con il credito, e la lombarda Sabrina Fanchini. Entrambe, dal momento che sono state al mondo nelle top 50 in una disciplina, hanno avuto accesso alla prova degli archi senza la selezione del gigante. E con loro c’è anche Francesco Negra, terzo piemontese su sette, ripescato dopo lo scandalo Carbone. Negra ieri si è dovuto confrontare con la commissione sulla neve e in aula: un corso insomma last minute.

Negra e Basso esultano ©Gabriele Pezzaglia

SEI IN COMMISSIONE – Subito dopo il parallelo hanno preso la sufficienza in sei (la commissione era composta da Oriano Rigamonti, Edoardo Zardini, Andrea Savoldelli, Christian Castellano, Claudio Tiezza e Luca Liore e presieduta da Dante Berthod).

Posa la commissione con Berthod ©Gabriele Pezzaglia

THRILLING – La Fanchini è entrata in sufficienza dopo il secondo esercizio, la serpentina. Invece Bossi era uscito proprio dopo la serpentina, rientrando invece nella prova del cristiania – arco medio fra i promossi. Thrilling fino all’ultima curva. Non solo tensione e adrenalina a mille in partenza, ma anche la finish area in Federia sembrava un cimitero prima della quarta prova, quella finale e del giudizio universale. Occhi all’insù, cuore a mille, gambe che tremano per amici e parenti: c’era un filo conduttore che legava i 35 guerrieri con chi aspettava il verdetto fissando il tabellone. E adesso? Sette fanno festa e accedono al Master Istruttori 2018. Per gli altri, non è detta tuttavia l’ultima parola. Ci riproveranno. Andrea Cailotto, la più veloce nel gigante nella batteria femminile, riassume il giusto atteggiamento di tanti degli esclusi: «Ci riproverò certo, non si molla». Brava, bravi. Sarete ancora atleti per un anno. Coraggio guerrieri…

Un concentratissimo Timothy Bonapace… ©Gabriele Pezzaglia
Jacopo Di Ronco ©Gabriele Pezzaglia