Ivan Mazzoleni e Sofia Goggia durante la premiazione ©Gabriele Pezzaglia

«Alleniamo i nostri figli al futuro«. Dopo una frase così si potrebbe chiuderla qua e andare a casa. Ivan Mazzoleni del Prato Nevoso Team arriva subito al nocciolo della questione. Sarà la brillante carriera professionale, sarà l’anima di atleta, sarà la miscela di entrambe, Ma così è. L’apertura dell’evento spiazza e fa capire subito che sarà un pomeriggio di alti contenuti. C’è l’olimpionica Sofia Goggia come ospite principale. Ma sia chiaro: crescere per questi ragazzi che operano sulle nevi delle Alpi Martittime, non significa solo mettersi al collo una medaglia a cinque cerchi, la vittoria agonistica a priori non è l’obiettivo finale sempre e comunque. «Facciamo agonismo, ma la nostra missione è culturale oltre che sportiva. Sogniamo in grande, non abbiamo paura. Lo sport e lo sci sono uno strumento per diventare imprenditori di se stessi», ancora Mazzoleni. Applicarsi con metodo, ricercare sempre l’eccellenza, ecco alcuni dei valori che Mazzoleni indica. «Anche se alla conoscenza va aggiunta l’immaginazione. Einstein diceva che la conoscenza arriva fino a un certo punto, poi è l’immaginazione a mettere il moto il mondo».

Prato Nevoso Team

L’ESEMPIO DI SOFIA – Sul palco arriva Sofia Goggia. Osannata, mitizzata, amata. «Sono una samurai, sono stata una samurai. Certo eravamo in Corea e non in Giappone, ma il paragone ci sta. Dopo il superG olimpico volevo ritrovare me stessa e mi sono chiusa cercando di trovare la massima concentrazione, la maggiore serenità possibile. Come un samurai appunto, un guerriero ma che pensa e riflette, che lotta ma ha un codice etico. Così ho vinto la discesa olimpica». Gli occhi di tutti sono appiccicato all’orobica. «Non accontentatevi mai, ricercare sempre il massimo ragazzi. Ricordo che anche a fine allenamento nella pista di raccordo fra Carona e Foppolo volevo stare davanti davanti agli altri bambini. A sei anni su un pezzo di carta scrissi che volevo vincere una discesa olimpica…», afferma Sofia.

Giuseppe Vercelli e la platea

L?ESPERIENZA DI VERCELLI E RAVETTO – C’è lo psicologo dello sport Giuseppe Vercelli. Insieme a Mazzoleni stanno ideando una speciale applicazione per valutare costantemente allenamento sciistico, mentale, inoltre crescita a 360°. Eccolo Vercelli: «Il progetto con il Prato Nevoso Team è volto alla capacità di definire degli obiettivi precisi. Sofia in questo è stato il massimo esempio. Vogliamo dare una dimensione educational». E il punto poi arriva sempre lì. Ancora Vercelli: «Dare il massimo, impegnarsi, supportati da un sistema chiaramente. Tutti per emergere devono avere la massima sincronia fra applicazione e immaginazione. Si può anche sbagliare certo, ma il vero fallimento è quando non si comprende nulla da un errore». Claudio Ravetto, l’ex direttore tecnico azzurro, ora collabora con il Prato Nevoso Team. «Dobbiamo migliorare guardando avanti. Poi ognuno arriva dove si è prefissato, non tutti arrivano in Coppa del Mondo. Ma la scala di valori dell’impegno è la medesima». E fa l’esempio di Rocca e Innerhofer: «Primeggiavano perché erano più avanti degli altri. Giorgione perché raddrizzava il nuovo sci corto con cui gli altri carvavano e basta. Inner perché spingeva e deformava in continuazione lo sci anche ad alta velocità». E poi sul palco sfilano i ragazzi e le ragazze premiare del sodalizio cuneese. In prima fila Giulia Paventa, passata in squadra nazionale azzurra in primavera. E a chiudere la rassegna il direttore generale Carolina Ponato. 

Carolina Ponato

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.