L’elogio della normalità

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A marzo 2024 scrivevamo questo editoriale sulla nostra rivista dedicato a Federica Brignone. Dopo un anno è ancora e sempre più attuale per una campionessa che adesso è diventata un mito dello sci, conservando comunque lo spirito di quella bambina che nell’inverno del 1992 metteva per la prima volta gli sci ai piedi.

È diventato un lavoro, questo sì, ma in fondo è rimasto un divertimento. Chi non vorrebbe essere così? Vivere (e bene) della propria passione. Federica Brignone potrebbe cullarsi della sua coppa di cristallo in bacheca, invece continua la sua avventura in Coppa del Mondo. Ad accettare nuove sfide sugli sci. Più di un pensierino a mollare tutto lo ha aveva fatto, poi è bastata una sessione di allenamento sudamericano a cambiare tutto, a ritrovare quelle motivazioni che sembravano essersi sciolte qualche mese prima, quando tutto pareva filare in modo forse irrimediabilmente risolvibile. Vince ancora, si incazza ancora quando sbaglia, torna ancora a vincere. Non è una macchina, non lo è mai stata. Le sue fragilità, se così possiamo chiamarle, sono anche la sua normalità. Quelle di tutti, verrebbe da dire, dei giorni no e di quelli belli. Solo che lei le sue emozioni non le nasconde, comunque vada. In fondo è il suo bello. È sempre stata così, da quando ha fatto tutta la trafila dallo sci club, come una ragazzina qualsiasi un po’ milanese un po’ valdostana, non come figlia d’arte. Adesso è una donna vincente che passa con disinvoltura dal palco del Festival di Sanremo, all’abbraccio con Lisa Vittozzi, come una normale tifosa di biathlon. Lo sci è il fulcro della sua vita, ma non c’è solo quello, sempre e costantemente nella sua testa. C’è il mare e tutte le sue declinazioni sportive tra le onde, c’è l’emozione di volare intorno al Monte Bianco insieme a Clara Direz quando ha saputo che la francese aveva il brevetto da pilota. C’è più semplicemente la voglia di festeggiare il Capodanno con una gita con le pelli per godersi una discesa in neve fresca o di provare il parapendio con gli sci. O di aprire le porte di casa agli amici, di uscire con loro per una pizza in compagnia. Lontana dal ritirarsi nel suo guscio di campionessa, pronta a giocare quando si apre una possibilità. Attenzione, mica prende le cose alla leggera, è una professionista attenta e puntigliosa, attenta ai dettagli, perfezionista nel suo lavoro. Anche per questo se la prende (e tanto) se sbaglia, perché sa benissimo che avrebbe potuto far meglio conoscendosi ormai alla perfezione, anche se sta vivendo quel periodo della carriera in cui che non ha bisogno di giustificazioni o meglio di dimostrare qualcosa a qualcuno. La sue doti tecniche sono da manuale dello sci, sono un esempio per i giovani. Al suo livello non ci potrai mai arrivare, ma almeno vedi come si fa a tirare le curve in un certo modo. Come si fa a essere professionista vincente per oltre un decennio: fare le cose sul serio, ma in modo non così serioso. Lei in fondo si diverte sugli sci e finché sarà così continuerà a vincere.

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