Lucas Braathen incredulo dopo il primo successo in Coppa del Mondo ©Marco Trovati/Pentaphoto

Carlo Beretta ne ha raccontato la sua storia sull’ultimo numero di Race dello scorso inverno, oggi ha vinto la sua prima gara di Coppa del Mondo. E, possiamo dirlo, andando contro ogni pronostico. «La Generazione Z è arrivata, ci potete contare» ha detto. Braathen ha sbancato il Rettenbach, prendendo di soli 5/100 Marco Odermatt e di 46/100 Gino Caviezel. Decimo Luca De Aliprandini, migliore degli azzurri, 13° Giovanni Borsotti, 21° Manfred Moelgg e 23° Roberto Nani.

L’apertura del terzo millennio ce la ricordiamo per il dominio incontrastato di Hermann Maier in Coppa del Mondo, l’uscita di Beautiful Day degli U2, l’elezione di George W. Bush, il Grand Slam di Tiger Woods, Sydney 2000, Rosolino e il golden gol di Trezeguet al minuto 103. Eventi e fatti che rimarranno per sempre nella nostra memoria. Oltre a tutto questo l’anno 2000 ha fatto un bel regalo al mondo dello sci alpino: il 19 aprile è nato Lucas Pinheiro Braathen. Norvegese con influenze carioca, già icona e punto di riferimento dei ragazzi della Generazione Z con una sciata efficace e diretta che a tratti si avvicina molto a una samba. 

Lucas Braathen ©Gabriele Facciotti/Pentaphoto

Lucas Pinheiro Braathen è il mix perfetto dei suoi idoli d’infanzia: creatività e show alla Ronaldinho, concretezza e freddezza alla Kjetil André Aamodt. A soli 19 anni ha già collezionato cinque top ten in Coppa del Mondo e quando è arrivato al traguardo è sempre andato a punti in sole 22 gare disputate negli ultimi due anni. Va anche ricordato che esordì a 18 anni sulla Face de Bellevarde centrando la qualifica e concludendo subito in ventiseiesima posizione. Oltre a questo, anche tre vittorie e sette podi in Coppa Europa in una sola stagione. I numeri parlano a suo favore: è un talento puro, è quel tipo di sciatore destinato a giocarsi in futuro la Coppa del Mondo generale. È destinato a scrivere la storia e facendo parte della nazionale norvegese, seguendo il trend dei suoi connazionali negli ultimi anni, difficilmente andrà diversamente. Il suo più grande problema al momento è l’incostanza, molte volte è uscito di scena perché ha preferito tenere il piede sull’acceleratore invece che rallentare e usare un po’ di malizia. Ma anche questo fa parte del suo essere, come ci ha confermato il suo ex skiman Fabio Maxenti (ora al fianco di Vinatzer): vuole sempre andare al massimo, non fa calcoli. Risultati a parte, ciò che colpisce di più è il carisma e il carattere di questo ragazzo. La dimostrazione l’abbiamo avuta a Kitzbühel quando si è imposto nella prima manche con il numero 34, terminando poi in quarta posizione.

Quel giorno non abbiamo visto uno sciatore spaventato da 60.000 persone, anzi. È proprio in quelle due manche che abbiamo capito chi è Lucas Braathen, proprio nel tempio dello sci alpino. Un luogo che già conosceva dall’infanzia quando suo padre lo portava qui a sciare, un luogo che aveva già trovato spazio nel suo cuore. È sempre stato il suo sogno poter partecipare a una gara sulla Streif, il Super Bowl dello sci come lo ha definito lui, e lo ha realizzato a soli 19 anni. A fine gara una televisione norvegese lo ha intervistato insieme a Kristoffersen e dopo aver elencato le passate leggende della Norvegia gli ha chiesto: «E tu, chi sei?». Forse in preda all’adrenalina e alle endorfine, sorridendo, ha risposto: «Sono il prossimo». Il suo personaggio porta con sé tutti i tratti tipici dei giovani appartenenti alla Generazione Z: realista, aperto, grande comunicatore online e non, spavaldo quanto basta e riservato quando serve. E ovviamente anche lui, come milioni di giovani, spende molte ore del tempo libero giocando online a Call of Duty alla PlayStation.

Giovanni Auletta/Pentaphoto

È sul pezzo parlando di stile, swag come lo definisce il suo tempo, tanto che ha già un brand che lo sponsorizza per l’abbigliamento lifestyle. Durante la trasferta in Giappone ha avuto modo di girare Tokyo con un outfit tutto suo: sneakers, berretto di lana, un kimono moderno nero e un marsupio a tracolla. Nelle sue cuffie risuonano note di musica latina, ovviamente brasiliana, hip-hop e techno mentre il rap old-school serve per la carica adrenalinica pre-gara. A proposito di swag, nel 2019 si è presentato sul podio di Coppa Europa con dei moon boot ai piedi. C’è chi si è lasciato andare a qualche simpatico sfottò e chi invece ha pensato fosse un gesto cool. Sta di fatto che ci vuole personalità e menefreghismo per fare una cosa del genere in un ambiente altamente conformista come lo sci alpino. In gara e in allenamento indossa sempre uno scaldacollo bianco, così come il suo compagno di merende Atle Lie McGrath. Che sia slalom, gigante o superG non lo tolgono mai, è più di un portafortuna. Sono entrambi classe 2000 e per qualche anno, prima di entrare in nazionale, sono cresciuti sciisticamente grazie a Felix McGrath, ex sciatore di Coppa del Mondo per gli Usa, nonché padre di Atle. Lucas e Atle, un po’ come Svindal e Jansrud: crescono insieme, si divertono insieme, sono personaggi in gara e fuori, sono spensierati e fanno impazzire i tifosi. Lucas Pinheiro Braathen non ha ancora vinto niente, non è salito sul podio, non è il più forte, eppure è la cosa più bella che potesse arrivare in Coppa del Mondo nel post Hirscher. Perché oltre alle curve, oltre alle statistiche e ai numeri, oltre al puro risultato, la gente vuole questo: divertimento e ispirazione. Come direbbero la Generazione Z e Pinheiro, Hype.