Kranjska Gora, terra di trionfi, prime volte e sorprese azzurre

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Neanche diciotto chilometri dal confine italiano. Località della Slovenia nord-occidentale, nelle Alpi Giulie, vicino alle montagne e ai laghi glaciali del Parco Nazionale del Tricorno. Siamo nell’alta valle della Sava. Tarvisio è lì, a un passo. E anche la storia. Spesso (ri)scritta dall’Italia, a Kranjska Gora. 

Prime volte, uniche volte, successi leggendari, imprevedibili, impressi nella memoria collettiva, al maschile e al femminile. La Coppa del Mondo vi è sbarcata per la prima volta nel 1968, ma solo dagli anni ’80 ha avuto una sua collocazione praticamente fissa, tra gli uomini. Le ragazze vi hanno gareggiato a partire dal 1976 e fino al 2018 una quindicina di volte, ma dal 2020 la tappa ha preso ufficialmente il posto di Maribor e sempre con un doppio appuntamento, o gigante e slalom o due giganti, come nel 2021 e nel 2023. Sabato 4, domani, e domenica 5 gennaio 2025 Rast e colleghe saranno ancora di scena sulla Podkoren3 tra porte larghe e strette. 

Il primo azzurro a trionfare su questa pista fu, neanche a dirlo, Alberto Tomba, quando vi si gareggiava ancora nel tardo dicembre, esattamente il 20 dicembre 1987, in slalom, e rimane una giornata storica per la doppietta italiana con Richard Pramotton, secondo. Il valdostano, talento purissimo, 5° nella classifica generale di Coppa del Mondo 1986-1987, raggiunse in quell’occasione il decimo e ultimo podio nel circuito maggiore. Per Tomba fu invece il riscatto dopo l’uscita in gigante del giorno precedente e dopo aver però dominato nelle prime 4 gare tecniche di quella stagione, Sestriere (due volte), Alta Badia e Madonna di Campiglio. L’inizio della leggenda. 

Impossibile dimenticare poi il trionfo, l’unico in Coppa del Mondo, del bergamasco allora 21enne Sergio Bergamelli, sul ghiaccio devastante del gigante sloveno datato 4 gennaio 1992, quando rifilò 2”22 allo svizzero Pieren, secondo, e 2”76 al citato Alberto Tomba, terzo. «Li ha massacrati. Vi assicuro. E’ un matto. Ha attaccato come se fosse lui a dover recuperare. Una gara assolutamente straordinaria», disse Bruno Gattai in Telecronaca per TMC dopo la seconda manche. 

Kranjska Gora, tra le porte larghe, ha tenuto a battesimo anche gli unici podi in Coppa di Alberto Schieppati ed Alexander Ploner, secondo e terzo nella stessa gara del 2004, dietro a Bode Miller, e anche l’unico successo in gigante (perché ne ottenne uno anche in superG, ma nel 1992), di Patrick Holzer davanti a tre austriaci (Mayer, Knauss e Raich), particolarmente significativo per l’Italia maschile perché arrivato nella stagione 1998-1999, ovvero la prima dopo il ritiro di Alberto Tomba. 

Nicole Gius conquistò uno splendido secondo posto nel gigante del 6 gennaio 2007, dietro l’austriaca Nicole Hosp, quand’era fuori squadra e si allenava solo con il Gruppo Sportivo Militare, rilanciando la sua carriera, mentre che dire di Manfred Mölgg, che il 9 marzo 2008 vinse per la prima volta nel circuito proprio a Kranjska Gora, in slalom, lanciandosi verso la conquista della coppa di specialità che avrebbe alzato 6 giorni dopo in quel di Bormio. 

Dulcis in fundo, il 16-17 gennaio 2021 Marta Bassino toccò forse l’apice (per ora) della sua carriera, almeno in Coppa del Mondo, dominando i due giganti disputati con una superiorità assoluta su una pista ghiacciatissima, e di fatto ponendo le basi per la conquista della Coppa di gigante, quando ancora il protocollo imponeva di indossare le mascherine sul podio. 

In totale, tra uomini e donne, l’Italia ha ottenuto 12 vittorie (5 con Alberto Tomba, senza dimenticare le 2 di Giorgio Rocca) e 41 podi a Kranjska Gora, il primo con il povero Leonardo David, 3° in slalom il 21 dicembre 1978 dietro Ingemar Stenmark e Paul Frommelt. 

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