Ottanta metri quadri abitabili, spalmati su più stanze illuminate e separate da porte e pareti. Non sono gli appartamenti che abbiamo affittato sulle Dolomiti, si tratta della OB-8 la nuovissima regia mobile che ha fatto il suo esordio in Val Gardena. È un concentrato di tecnologia che toglie il fiato per qualche istante, un camion che una volta installato consente di trasmettere le immagini degli eventi in tutto il mondo. «Uno dei pochi mezzi in Europa così all’avanguardia – dicono gli uomini della Global Production di Torino – in grado di lavorare con il nuovo standard televisivo UHD, volgarmente chiamato 4K». È una delle regie più grosse in Europa ed è stata costruita da un’azienda di Perugia, cablata all’interno dai progettisti della Global, proprietari del gioiellino che poi affittano ai propri clienti. Tra questi c’è la società Infront Sports & Media che detiene i diritti televisivi e che si occupa della produzione televisiva di moltissime gare di Coppa del Mondo. Loro non possiedono attrezzature, preferiscono accordi con terzi, proprio con la Global Production che porta i mezzi in giro per il mondo, li posiziona nel cosiddetto TV Compound e apre le porte agli uomini della regia. 

Sono almeno venti gli uomini che salgono nell’appartamento mobile, allestito non di letti e cucine, ma di monitor, mixer, computer e di speciali macchinari che consentono di portare nelle case dei telespettatori le immagini degli eventi. A dirigere è Sandro De Manincor, un regista ormai davvero conosciuto nel mondo della neve, un professionista di grande esperienza che appartiene alla famiglia del circo bianco. «Tutti gli uomini sono collegati attraverso l’intercom e in base alla mia frase pronunciata, ognuno prende in considerazione il proprio pezzo di comando – spiega – In Val Gardena abbiamo lavorato con 25 telecamere, 23 live, 2 riservate ai replay che vengono installate dove si presuppongono passaggi spettacolari da far rivedere. Ecco, il regista è bravo se ha azzeccato il posto giusto». Comandi precisi, massima professionalità, ma è sbagliato pensare a un clima teso. Si ride e si scherza fino a pochi minuti prima dell’ora X, poi scatta il segnale internazionale e immagini, audio, effetti e grafiche devono essere miscelati nel modo corretto. Rispettando anche tempistiche e tabelle della Fis che De Manincor non molla di vista. Ognuno è concentrato sui suoi monitor ed è pronto a procedere secondo i comandi del regista che sembra impazzito e che per ore passa da una telecamera all’altra, con grande armonia e senza mai farsi sfuggire nulla. «Pronta 7, dentro 7, a seguire A: detta così sembro una persona che vaneggia – spiega De Manincor – In realtà significa solo che quella telecamera è pronta per essere messa in onda e appena dico dentro il mixer video manda le immagini, quello audio apre i microfoni di quel settore. Con la lettera A? Parliamo di replay e quindi chi opera su quella macchina sa già che deve rimanere pronto».

Ore e ore di comandi, ma senza mai perdere le staffe, neanche quando a pochi minuti dalla partenza della gara una fila intera di monitor salta: problemi con le camere del traguardo perché salta l’elettricità. «Dieci minuti e siamo in onda, camere in sicurezza con il cavo» dice De Manincor. E senza troppe parole, chi di dovere si mette al lavoro. E va a colpo sicuro. Passano un paio di minuti e tutto torna alla normalità. «Bravi ragazzi, ora datemi subito delle pastiglie per il cuore» dice con tono scherzoso il regista. In mezzo ai comandi e a tutte le complessità, ci sono tre esigenze che vanno soddisfatte. Si parte da quella sportiva, passando per quella ambientale e pubblicitaria. «È un equilibrio che va rispettato ed è delicato, ok il gesto tecnico dello sciatore, però non possiamo far vedere le piste tutte uguali ed è chiaro che non si può trascurare l’aspetto pubblicitario. Inoltre è sbagliato privilegiare l’Italia solo perché siamo italiani: noi facciamo regia internazionale e saranno poi i nostri clienti (Rai, Orf, Eurosport, ndr) a personalizzare le immagini con camere proprie solo in zona arrivo. In pista ci siamo solo ed esclusivamente noi». 

Una regia deve saper gestire con professionalità anche gli imprevisti, le cadute e gli infortuni. Noi abbiamo assistito proprio dall’ufficio mobile al bruttissimo volo di Marc Gisin. In quelle occasioni si resetta tutto e si parte da zero perché da una parte bisogna raccontare quello che è successo, dall’altra serve sensibilità: spesso parenti e amici sono a casa che guardano e spesso in questo sport ci si fa male. «Cronaca sì, ma senza tv del dolore – aggiunge De Manincor – Anzi, appena si rialza dobbiamo mostrare le immagini delle sue condizioni. Nel frattempo, ne approfittiamo per aggiornare il telespettatore con classifiche, replay e curiosità: è difficile tenerlo incollato allo schermo». Vista la gravità, la regia ha scelto di non mostrare più le immagini dell’incidente e neppure dei soccorsi. Ma lì, su quel camion gelido per la tensione e la preoccupazione, un monitor è rimasto con un’inquadratura fissa sull’elvetico. Poi l’elicottero sopra le nostre teste, il trasporto in ospedale e la comunicazione via radio di Markus Waldner che annunciava la partenza in due minuti. La gara non è finita, la regia non ha pause ed è pronta a ripartire con i soliti schemi. Fino all’ultimo concorrente, tra comandi e commenti, tra sistemazione delle camere per i cambi di luce e i complimenti del regista per un passaggio preso bene o un replay spettacolare. È grazie a loro se vi divertite a guardare lo sci, seduti comodi sul divano.

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