Nuovi vichinghi crescono. D’accordo, la strada per arrivare a prendere il testimone da Aksel Lund Svindal è ancora lunga, ma quelli bravi ci sono. Magari non hanno vinto così tante medaglie ai Mondiali Junior come c’era da aspettarsi, ma hanno sorpreso per la capacità di sciare forte e moderno in qualsiasi situazione, d’altronde se le curve le sai tirate, può farlo dovunque. E poi lo spirito di squadra: sembra che quel clima di divertimento che si vede, passando qualche ora con Svindal, Jansrud e soci, si avverta, forse anche di più, tra i giovanissimi. Se si vince è più facile essere spensierati quando le gare sono finite, ma davvero sono sempre sorridenti e pronti alla battuta. E soprattutto si aiutano a vicenda nei momenti di difficoltà.

Così non sorprende che uno come Lucas Braathen, classe 2000, leader indiscusso in gigante in Coppa Europa, le medaglie le abbia portate a casa in superG, il suo primo della stagione, oppure in combinata alpina e non nella specialità della casa, il gigante. Deluso sì, ma va bene lo stesso: lo spirito è quello, forse prendendo forza dalla mentalità brasiliana della mamma Pinheiro (su instagram lo trovate come pinheiirozinho). 

Stesso copione per Atle Lie Mcgrath, altro 2000: il cognome non è tipico della Norvegia, infatti il papà è Felix, lo slalomista statunitense che quando è stato coach della nazionale femminile norvegese ha sposato la signora Lie. Born in the Usa, ma poi cresciuto in Norvegia, anche sugli sci, allo Baerums Skiklub. La specialità della casa è lo slalom eppure è stato velocissimo in discesa e se non avesse spigolato prima del piano, la medaglia se la sarebbe presa tutta, arrivando a un centesimo dal bronzo e 46 dall’oro. Si è consolato con l’argento in combinata, mentre in slalom dopo il terzo posto a metà gara è deragliato nella seconda. La sensazione è che abbiano bene in testa dove vogliono arrivare, ma adesso pensano ad allenarsi bene e divertirsi. E vanno pure forte. 

Sono un team piccolo, una squadra in pratica che viene costruita a inizio stagione, anche se la federazione segue i migliori già da quando sono under 14. La collaborazione con la scuola è massima grazie anche alla realizzazione del progetto del Norsk Alpingymnas avviato già dal 1981: ce ne sono tante, Bærum, Geilo e Lillehammer. E c’è anche un programma apposito per gli studenti-atleti che hanno deciso di trasferirsi nelle scuole degli Stati Uniti. Tutti passano poi agli Ironman, una serie di test atletici e attitudinali, dove i tecnici capiscono dal vivo le potenzialità dei loro atleti. Era nata per i più grandi, sono scesi negli anni, realizzandone anche una versione junior. Mcgrath e Braathen, ma anche le ragazze vanno nella stessa direzione: Kaja Norbye ha un anno in più dei suoi compagni, arrivava da tre podi in Coppa Europa (con tanto di vittoria), nel gigante dei Mondiali Junior è salita sul terzo gradino del podio, ha raggiunto l’argento in combinata, dopo la sua delusione per il superG visto che voleva qualcosa di più, facendo quello che le hanno detto di fare da sempre, attaccare a tutta. E allora l’unico oro per la Norvegia è arrivato dalla meno attesa, Hannah Saethereng, altra classe 1999. Non arrivava da chissà quali risultati in Coppa Europa, eppure. Che dire? Sarà l’Attacking Vikings.

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