Guay, l’airbag si è attivato in volo: lo schianto a 105 Km/h

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Che bella cartella Erik Guay. Il canadese è stato fra i protagonisti degli schianti nella giornata di ieri in Baviera, nella prima libera di Garmisch che valeva come recupero di Wengen e ha visto la vittoria di Ganong con Fill terzo. Erik è caduto a circa 100 km/h, perdendo il controllo prima di un salto. Il D-air Ski si è attivato nella fase di volo come previsto. «I sensori hanno rilevato l’anomalia nel movimento del corpo, tipico della caduta. I sensori integrati nel paraschiena sono sette: tre accelerometri, tre giroscopi e un GPS. Quando le soglie impostate vengono superate, l’airbag si gonfia. Dal segnale al gonfiaggio completo, passano circa 90 millisecondi», fa sapere Marco Pastore di Dainese. L’algoritmo che determina il segnale è stato sviluppato dopo quattro anni di raccolta dati con i soli sensori (dal 2011 al 2015) e i due anni a seguire di raccolta dati con sistema attivo. Ma cosa protegge esattamente il D-air Ski. Ancora Pastore: «Protegge gli organi vitali, ossia cassa toracica, spalle, clavicole e parzialmente il collo. La schiena è protetta a sufficienza dal paraschiena».
Guay in volo a Garmisch @Agence Zoom
Guay in volo a Garmisch @Agence Zoom
IN VENTI LO UTILIZZANO, QUATTRO ITALIANI – Una ventina di atleti lo utilizzano in Coppa del Mondo nelle discipline veloci. Fra questi Christof Innerhofer, Mattia Casse, Emanuele Buzzi e Davide Cazzaniga (a proposito di Cazza, è caduto nella libera di Meribel di Coppa Europa e l’airbag si è aperto). Tornando a Guay, dopo la caduta sta bene. E fa sapere: « Sono stato fortunato a non farmi male. Questo anche grazie all’airbag che mi ha protetto nella fase di impatto con il terreno». Erik è stato uno dei primi atleti ad aver creduto in questo progetto e ad aver utilizzato il sistema. Chiude Pastore: «La caduta di oggi conferma l’efficienza di questo sistema protettivo e Guay continuerà ovviamente ad utilizzarlo».

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