Giochi Olimpici del 2026, adesso l’Italia deve scegliere la sede candidata

Martedì 3 luglio Torino, Milano e Cortina presentano il dossier al CONI

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I cinque cerchi ©Agence Zoom

Italia in corsa per i Giochi Olimpici del 2026, ma bisogna scegliere: Torino, Milano o Cortina? Martedì 3 luglio è il giorno della presentazione dei dossier al CONI. Che poi deciderà chi sarà la candidata dell’Italia. La decisione forse già nel prossimo consiglio del 10 luglio, dopo gli incontri con il Governo; sicuramente non si andrà dopo l’estate perché poi bisogna muoversi per preparare al meglio la candidatura. Chi sarà la sede italiana candidata? Torino è sostenuta dall’Unione dei Comuni Olimpici, ma adesso sembra avere anche tutto l’appoggio del governo della città, dopo qualche resistenza iniziale, Milano e Cortina invece l’appoggio politico del Comune di Milano e della Regione Veneto ce l’hanno incondizionato. Torino i Giochi li ha già avuti, Cortina ha i Mondiali di sci nel 2021, Milano no. Ma Milano è la più lontana delle sedi di gare. Vedremo. Di sicuro il CONI, o meglio il presidente Malagò, non vuole ‘ripicche’ da chi sarà escluso, ma piena condivisione sulla candidatura che verrà espressa. E allora magari Milano, con qualche gara negli impianti del ghiaccio di Torino e qualche altra nelle Dolomiti?
Passare il ‘taglio’ del CONI potrebbe essere lo scoglio più difficile? Forse sì. La decisione del CIO sui Giochi sarà il prossimo anno alla sessione proprio a Milano. E tra i membri del CIO ci sono Carraro, Pescante e l’appena rieletto presidente (la terza consecutiva) della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton, Ferriani, e presto potrebbe entrare lo stesso Malagò. Insomma un peso politico a Losanna c’è.
E poi le rivali al momento non sembrano crederci molto. Dopo due edizioni asiatiche il CIO vuole tornare in Europa, al massimo in Nord America. Dunque Sapporo pensa già magari al 2030, c’è la Svezia che i Giochi invernali non li ha mai avuti, la città di Stoccolma li vuole, mentre il governo svedese è stato sinora piuttosto ‘freddo’. A Graz sta partendo una raccolta firma per un referendum, come è stato fatto a Innsbruck o Sion (che i Giochi li hanno bocciati), e anche a Calgary si sta muovendo un comitato per il no. E poi la Turchia con Erzurum.