Non sembra neanche vero. La sala stampa di Bormio domanda, ascolta, parla, chiacchera, si complimenta con i tre medagliati della libera olimpica. Sembra un sogno vedere lì due azzurri con la medaglia al collo ai Giochi di Milano Cortina 2026. Mancava da dodici anni una emozione del genere. Eravamo in Russia con Christof Innerhofer, adesso eccoci qua nell’Olimpiade dietro casa. Ed oggi follia totale, con due italiani sul podio olimpico, proprio sulla nostra pista, la mitica Stelvio, la severissima Stelvio. Argento per Giovanni Franzoni, bronzo per Dominik Paris. Così diversi, ugualmente campionissimi.

Due fuoriclasse. «In un mese è cambiata la mia vita sportiva, incredibile. In questi giorni sognavo un podio a cinque cerchi, ma davvero era ancora forte il carico emotivo di Wengen e Kitzbuehel che non riuscivo a capire se potesse bastarmi. Ma invece sapevo che dentro la volevo questa medaglia». Gio è bestiale per essere un talento, ma non solo sportivamente. E’ umile, umano, autentico. «Pressione certo, ma solo in queste ultime ore, anche perchè sapere che nella mia Manerba del Garda avevano preparato uno schermo gigante per la gara mi aveva fatto metabolizzare che forse sto lasciando un segno. E a proposito di pressione, ieri sera avevo chiesto a Innerhofer com’era presentarsi al cancelletto ad una rassegna del genere…».
Giovanni ha pennellato la Stelvio. Peccato quella sbavatura in Carcentina. Forse serviva una prova in più? Arriva la domanda dalla sala stampa sempre più gremita per il giovanotto classe 2001. Lui, campione di umilità, non lo nega. Questi sono i vincenti, attenti ad ogni dettaglio. «Forse si. Attenzione, Franjo avrebbe vinto comunque perché era il più forte oggi, ma quell’ingresso sulla diagonale della Carcentina poteva essere fatto meglio. Credevo di aver perso nella parte bassa dopo San Pietro, invece ho tenuto i tempi di Von Allmen». Franzoni non ci crede ancora. Nessuno cii noi ci crede ancora. Siamo ancora a digerire la leggendaria vittoria sulla Streif e invece ecco un medaglia strepitosa, anzi, non ci sono aggettivi per descriverla. Gio campione umile, guarda Domme seduto a fianco davanti alla folla dei giornalisti: «Da quando sono al suo fianco in squadra lo ascolto. Chiedo, mi confronto, imito. E’ una leggenda, sono grato di ogni sua dritta. Ho stima e mi trovo bene con il mio staff, ma un suo consiglio è sempre quel qualcosa in più». Si Domme è Leggenda. Tu lo puoi diventare presto. Sappilo. Fai paura Gio.





