E’ esagerato affermare vivere per un giorno? Forse no. Questo giorno è oggi, la discesa libera olimpica e il teatro è la Stelvio di Bormio. E sulla scena, in primo piano, protagonisti, ci sono due dei nostri ragazzi. C’è lo svizzero Franjo Von Allmen che conquista un oro tiratissimo, e poi ci sono Giovanni Franzoni argento a due decimi e Dominik Paris bronzo a mezzo secondo. Così diversi, cosi uguali. Uguali su un elemento: sono due fuoriclasse. Sportivi fuori dal comune, vincenti per talento e per predisposizione all’agonismo, per quel desiderio di primeggiare, per quel fuoco dentro che non si spegne mai ma si placa solo quando vinci, quando almeno sul podio sali. La differenza sta tutta qua fra i campioni e le mezze linee.

Non si parla solo il talento, ma di atteggiamento che hai, la paura che invece non hai, il sapere controllare emozioni, capire le cose utili dalle perdite di tempo. Sono uguali in questo Gio e Domme. Gio certo più giovane, moderno, ragazzo di tendenza, amabile, aperto, stiloso, elegante. Domme più maturo, anche papà, più legato alla tradizione, più alla vecchia, poi schietto, più uomo della montagna tradizionale. Gio che esplode in un mese: che sale sul podio in Gardena, che ci risale a Wengen e poi vince il superG del Lauberhornr-Rennen, che va a Kitz e sbanca la libera dell’Hahnenkamm-Rennen.
E che a Bormio nella discesa olimpica arriva con alte aspettative di medaglia olimpica, le centra ed entra diritto nella storia. Domme che ha vinto tanto, tantissimo, che era leggenda anche se oggi arrivava ultimo. Ma mancava un passaggio sulla sua Stelvio, che lo ha visto trionfare sette volte (sei in discesa e una in superG). Si sette. Mancava la medaglia olimpica. E’ arrivare: follia, cerco chiuso, inimitabile, secondo solo ad Albero Tomba e primo velocista della storia italiana senza se e senza ma.
Von Allmen non è stato perfetto. Non si può essere perfetti sulla Stelvio, talmente è difficile, severa, esigente. Sono cavalcate vincenti, picchiato contro la forza centrifuga le gare di questi ragazzi. Sono schuss a centoquaranta km/h, curve sul ghiaccio a cento, salti nel vuoto, sci che perdono contatto dal terreno e sbattono su diagonali, onde, gobbe. Nessuno può essere perfetto, anche se i primi tre hanno fatto la differenza. Giovanni è quello che più si è avvicinato a Franjo. Forse sulla Carcentina ma soprattutto nelle curve finali all’altezza della partenza dello slalom ha perso l’oro. Ma poco conta. Oggi Gio e Domme sono storia, Sono amore per lo sport, per lo sci. Gl italiani almeno del sport posso essere fieri.

Il deluso di giornata è Marco Odermatt quarto a due decimi dal podio. Poi quinto un altro svizzero, Alexis Monney. E sesto l’austriaco Vinmcent Kriechmayr. Ordine di classifica a parte i primi sette, erano quelli in lotta per il poidio. Mattia Casse 11°, Florian Schieder 17°.




