Baruffaldi nel leader corner a Santa Caterina in CdM ©Pentaphoto

Anche le belle storie finiscono. Anzi, quella di Stefano Baruffaldi è stata una favola a lieto fine. E non fa niente se il lungo viaggio agonistico di Baru è stato il più delle volte ostacolato, osteggiato, frenato, ingarbugliato. Per chi ama lo sport, e le avventure della vita, quella del ventinovenne lecchese è se non l’unica nel suo genere, davvero originale e straordinaria. Una carriera fra alti e bassi, fra altare e polvere, fra incomprensioni e porte sbattute in faccia. «Oggi finisce la mia avventura. E’ stato un lungo viaggio, spesso mi sono trovato solo. Da quando sono uscito dal giro azzurro, mi sono dovuto arrangiare. Non solo sforzi economici significativi, ma anche mentali. In Italia da dieci anni manca un criterio di qualificazione per le gare se sei esterno alla squadra nazionale. Cambia ogni anno, non c’è razionalità e senso logico, invece improvvisazione. Non è facile vivere vivere alla giornata», ci dice Baruffaldi.

Stefano Baruffaldi ©Drusciè Cortina

Con la croce del senior, con l’etichetta del vecchio a vent’anni. Anche deriso, certo, come tanti senior, quasi incolpati per volere esclusivamente inseguire i propri sogni anche attraverso strade non convenzionali. Baru alla fine ce l’ha fatta. E’ riuscito a ritornare in Coppa del Mondo e a piazzare la zampata nel secondo gigante di Santa Caterina Valfurva, «E’ stata una grande soddisfazione essere tornato nella massima serie e andare a punti con il settimo tempo di manche nel gigante di Santa», sostiene. Ci sono ventitreesimi posti e ventitreesimi posti. Il suo è quella della perseveranza, della passione, dell’entusiasmo. Senza squadra, scaricato dal gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Al cancelletto di partenza con i colori dello sci club Drusciè Cortina, il sodalizio presieduto da Flavio Alberti che ci ha visto lungo un’atra volta e ha creduto in questa scommessa. Baru è un esempio, deve esserlo. Per i più giovani, per quelli che non concludono nemmeno la categoria juniores perdendo stimoli, motivazioni, voglia. Baru è l’essenza più cristallina del ‘non mollare mai’. Non sono bastate convocazioni mai mantenute, non sono servite logiche di un sistema che osteggia chi vuole esprimersi fuori da stellette, etichette, gradi.

Stefano Baruffaldi

Stefano Baruffaldi non si è abbattuto e ha sempre cercato vie alternative per inseguire il suo sogno. Ha investito denaro e tempo nel Global Racing, team privato di eccellenza, ed il Leone di Dervio è riuscito a lasciare il segno. «Dopo l’esperienza con le Fiamme Gialle, ecco il Global Racing, Ho trovato la mentalità giusta, quella per il salto di qualità. I gruppi sportivi oggi si concentrano essenzialmente sugli juniores e hanno obiettivi troppo diversificati». Il segno per un sogno, che non solo suo, ma di tutti noi, di quelli che credono nelle sfide più insidiose. Ma questa volta il suo ruggito si è affievolito, ha deciso di lasciare la foresta. Insomma dice basta Baru. «Grazie a Marco Agnelli che mi ha accompagnato fin da bambino, Paul Epstein del Global, Roberto Fontanive del gruppo sportivo Fiamme Gialle che è mancato anticipatamente. E poi i ragazzi… Carlo Beretta, Michele Gualazzi, Pietro Franceschetti, Andrea Testa e Nicolas Iuliano». E’ finito il viaggio di Baru, ma le sue tracce rimangono indelebili. «Ho deciso di lasciare il mondo delle gare, sono convinto oggi. Certo, mi mancherà l’adrenalina della competizione, l’agonismo, ma si chiude una fase della mia vita. Adesso mi concentro nell’edilizia e affitto di appartamenti estivi sul Lago di Como con EMMEBI». Sempre a tutta Leone.

Fontanive (mancato prematuramente), Azzola, Cillara, Hofer, Baruffaldi e Deville ai tempi del gruppo sportivo della Finanza