Tra 18 giorni si conoscerà il nome del presidente della Federazione Italiana Sport Invernali oppure scatterà il momento di impasse verso una assemblea straordinaria. Tre nomi in lizza per la presidenza: Flavio Roda, Roberto Bortoluzzi e Antonio Noris. E se per i secondi due è sufficiente il 50%+1 dei voti, per l’attuale numero uno della Fisi si applica la regola dei due terzi.
Sono poco più di 900 le società censiste, ma a oggi le aventi diritto al voto – ovvero regolarmente affiliate alla stagione 2026/2027 o con almeno 35 tesserati – sono all’incirca 750. Dieci più o dieci in meno, la situazione è in continua evoluzione, ma a grandi linee potrebbero essere questi i numeri.
Incidono, ma non moltissimo, parliamo infatti di società più piccole che non hanno un grande peso. I calcoli, effettuati pochi giorni dopo la pubblicazione dell’elenco sul sito della Fisi, indicano una cifra che si aggira intorno ai 7.500 voti. Nel frattempo qualche affiliazione quasi certamente sarà stata rinnovata, andando a modificare al ribasso questa cifra.

Analizzando la tabella delle società, circolano più o meno qualcosa come 110 mila voti, significa che per avere la maggioranza assoluta ce ne potrebbero volere poco più di 55 mila, che salirebbero a 75 per il presidente uscente che necessità di raggiungere la soglia dei due terzi.
Ne serviranno sicuramente meno perché non tutte le società andranno a votare; la percentuale di questa categoria la si scoprirà solo sabato 10 ottobre, dopo la conclusione delle operazioni della commissione verifica poteri. Lì si avranno i numeri effettivi su cui fare i calcoli precisi.
Le precedenti quattro elezioni
Per andare a dare un peso a questi numeri, siamo tornati indietro nel tempo, prendendo i risultati delle precedenti quattro elezioni: 2012, 2014, 2018 e 2022. In tre occasioni, in situazioni differenti per numero di candidati, il presidente Roda aveva ottenuto tra i 50 e i 57 mila voti, ovvero il 57-58% dei voti; nel 2018 era andato oltre il 79%, superando i 73 mila consensi. In quattro elezioni ha mantenuto una media che sfiora le 60 mila preferenze, pari a circa il 63%.
In queste tornate elettorali, una sola volta l’avversario principale di turno era andato oltre il 40% al ballottaggio. Bisogna tornare al 2012, quando lo sfidante era Lorenzo Conci. Pietro Marocco nel 2014 e Stefano Maldifassi nel 2022 avevano ottenuto circa il 28%, Claudio Ravetto nel 2018 il 10%. I voti espressi? Andiamo dagli 86 mila dell’ultima tornata ai 97 mila del 2014, per una media di poco superiore ai 93 mila.
Veneto-Alpi Centrali, quanto pesano?
Tornando all’analisi dell’attuale situazione, i Comitati del Nord Italia incidono per circa l’81% per un totale massimo che arriva a oltre 92.000 voti. Il Centro-Sud pesa il 17% con poco meno di 19.000 voti, poi ci sono i Gruppi Sportivi Militari con un pacchetto di circa 2.000 preferenze. Il 2%.
Flavio Roda arriva dagli Appennini, Roberto Bortoluzzi dal Veneto, Antonio Noris dalla Lombardia. Escludendo i Comitati del Centro-Sud (spesso compatti), gli altri due candidati arrivano da due realtà spesso molto spaccate. E che questa volta forse lo saranno ancora di più, esprimendo due candidati.
Merita dunque fare un focus solo su questi due Comitati, che messi insieme valgono un pacchetto di oltre 36 mila voti, pari al 32%. Sì, un terzo dei voti se lo dividono Alpi Centrali (21.000+) e Veneto (15.500+).
L’Alto Adige ha quasi 16 mila preferenze, il Trentino poco più di 13 mila, poi ci sono le Alpi Occidentali con circa 11 mila voti, per arrivare poi ai 9.000 della Valle d’Aosta e ai 6.000 del Friuli Venezia Giulia.
Tutti numeri arrotondati per eccesso o per difetto, soggetti a variazioni a seconda delle affiliazioni o di altre motivazioni regolamentari. Numeri indicativi di massima di una nostra analisi, per provare a capire meglio gli scenari verso le elezioni del 10 ottobre.


