Brignone sorride per il premio Panathlon, ma è perplessa sul protocollo: «Spaventata dalla gestione dei test: serve un laboratorio mobile»

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Premio fairplay a Federica Brignone, donna e atleta di grande esempio per i più giovani per le sue qualità tecniche, talento, determinazione e passione. La valdostana, prima atleta italiana a vincere la Coppa del mondo generale di sci alpino, è stata premiata ieri sera – mercoledì – ad Aosta, durante la cerimonia del Panathlon club du Val d’Aoste, presieduto dal giornalista Piercarlo Lunardi. «Sono felice di ricevere questo premio perché arriva dalla mia regione, che porto tutto l’anno in giro per il mondo – dice Federica Brignone -, quest’anno sono finalmente riuscita a starci di più e penso che sia il posto più bello del mondo». Federica Brignone è stata dipinta come una campionessa a tutto tondo, che ha a cuore anche il fairplay. Il riferimento, rimasto sempre nell’ombra, è stato rivolto all’assenza prolungata di Mikaela Shiffrin per la morte di papà Jeff e al modo in cui si è sempre posta la campionessa di La Salle. 

Brignone ha appena concluso un altro periodo di lavoro a Plateau Rosà, giornate intense in ghiacciaio, ma anche molto utili. Giri da quasi un minuto e venti di velocità, condizioni dei ghiacciai sempre buone e nessuna giornata di allenamento persa. Se non per questioni logistiche, la trasferta annullata a Ushuaia passa in secondo piano. Anzi, Brignone dice: «Una come me non ha più bisogno di andare per forza in Sudamerica, quando fai un certo numero di curve e con una certa qualità, non importa dove sei». 

Le prossime pieghe le farà sul ghiacciaio di Hintertux (partenza lunedì), poi shooting e conferenze a Milano e il conto alla rovescia verso il gigante di Soelden. «Questo anticipo si sente – aggiunge Brignone -, spero di riuscire ad avere sensazioni giuste, anche se il Rettenbach è sempre una gara particolare». 

Intanto serpeggia preoccupazione sulle decisioni della Fis e dall’alto della classifica obietta: «La Fis ha scaricato tutto sulle federazioni nazionali, che però si trovano in difficoltà perché devono gestire la Coppa Europa, le gare Fis, le squadre giovanili. Non è semplice, dovrebbero prevedere almeno per noi un laboratorio mobile che ovviamente paghiamo, sullo stile dell’automobilismo e della Moto Gp. Un qualcosa con uno standard Fis, dove sono loro a gestire i test ufficiali per tutti perché qui ci giochiamo la Coppa del Mondo – dice -. Cosa facciamo? Noi italiani torniamo tutte le volte in Italia per fare il test?». 

Perplessità anche sulla divisione dei gruppi e sulla creazione di questa doppia bolla: «Hanno tolto le combinate, tengono divisi slalomisti e discesisti ma è un’assurdità perché poi ci sono atlete come me, Bassino, Goggia, Shiffrin, Vlhova, Gisin, Holdener che fanno tutto – aggiunge -. E fino alla settimana prima siamo tutte insieme ad allenarci… Al di là di questo, il cambiamento del calendario non può che farmi bene: sono in Coppa del Mondo da 10 anni e ho sempre fatto le stesse trasferte. Certo, mi mancherà quella americana, ma queste novità saranno uno stimolo e un aspetto positivo». Per dirla con le sue parole: «Sono spaventatissima da questa cosa».

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