Il podio del gigante di Soelden ©Pentaphoto

L’Italia delle meraviglie graffia il ghiaccio del Rettenbach, mette il turbo e domina per distacco. L’Italia ha chiuso in trionfo una stagione, ne riapre un’altra alla stessa maniera. In mezzo una pandemia che ha stravolto i programmi di allenamento, ma non i risultati. Prima Bassino, seconda Brignone, sesta una Goggia emozionata. Un risultato di squadra di gran livello, tre Elite che si trainano l’una con l’altra, ognuna con dei pregi. «Sempre bello essere due italiane sul podio – racconta Marta, alla seconda vittoria in carriera -. Questo dimostra che il lavoro che stiamo facendo è giusto: io e Fede siamo molto competitive, ma anche Sofi è lì con noi e piano piano tornerà competitiva anche in gigante». Un trio che fa squadra, che è affiatato, che vince e convince subito. «Sono felicissima di questo podio – racconta Brignone, seconda per 14/100 -. Una gran bella partenza perché oggi non mi sentivo ancora al top, come avevo detto alla vigilia. Venire in pista oggi e fare una gara del genere così presto e dopo tutto quello che è successo, mi fa essere contenta, contenta del mio atteggiamento». Un lungo abbraccio tra Federica e Marta, un distanziamento che per alcuni istanti è passato in secondo piano, ma va bene così, perché oggi le due azzurre hanno dato lezione di gigante a tutte. Si sono mangiate il Rettenbach a suon di pieghe, sbaragliando la concorrenza. «L’abbraccio ci sta sempre, contenta di questo 40° podio, meglio arrivare secondi dietro a un italiano che a uno straniero». Il terzo gradino del podio se l’è preso di prepotenza Petra Vlhova, che tra una manche e l’altra ha resettato e con il primo tempo parziale ha recuperato dal decimo al primo posto. Un’altra sciata, una risposta secca che sta a indicare che la slovacca c’è. Subito alla prima gara. Quello che invece non è successo a Tessa Worley, scivolata al nono posto, a 2”79 dalla vetta. 

Sofia Goggia ©Pentaphoto

È una giornata dal sapore molto particolare per Sofia Goggia. Il suo sesto posto ha un peso specifico elevato. Un mattone che si è scrollata di dosso e che racconta emozionandosi sempre di più. «Tiro un sospiro di sollievo, sono contenta di essere qua – dice -. Per come ho sciato oggi, arrivare 21° non sarebbe stata una sorpresa. In certi tratti sono veramente forte, in altri devo veramente lavorare». Tra una parola detta e una tenuta dentro, lascia intendere che qualche pensierino sul suo futuro lo ha fatto. «Quando sono arrivata in ricognizione c’era la partenza avvolta nella nebbia, ho puntato i bastoni fuori dal cancelletto e mi sono detta: ma come ho potuto dubitare di questa cosa». Si ferma lì, ma incalzata prosegue il suo racconto e torna indietro nel tempo: «È stato un anno molto pesante, da quando ho rotto il perone, anche se ho fatto medaglia ai Mondiali e sono riuscita a vincere in Coppa del Mondo. Sono ripartita da me stessa, cercando l’ambiente che mi desse serenità. Vado a casa contenta, felice di una top 6 che in gigante non facevo da tempo. Lo scorso anno mi sono presentata a Soelden e mi sentivo inadeguata, quest’anno ho pensato: vado già e cerco di divertirmi». E poi ha parole di apprezzamento per Marta e Federica, che considera dei punti di riferimento: «Federica ha talento e una sciata che non si può ripetere, è solo da ammirare – dice Sofia -. Marta ha talento e un gesto tecnico essenziale. Un connubio perfetto per le mie lacune tecniche». 

Applausi per Paula Moltzan, americana classe 1994 che ha prima centrato la qualifica con il 62 e poi chiuso al decimo posto, dietro alla francese Worley. Brava anche la francese Romane Miradoli, tredicesima con pettorale 68, così come la russa Ekaterina Tkachenko, diciottesima con il 67.